Milano, l’appello dei genitori per salvare la scuola “San Giusto”

benessere  bambiniMILANO – I genitori della scuola civica primaria “San Giusto” scendono in piazza per salvare l’istituto: lunedì prossimo toccherà al Consiglio comunale decidere le sorti dell’ edificio. Secondo “le idee” del Comune la scuola, nell’arco dei prossimi cinque anni, dovrebbe diventare una scuola statale, perdendo delle specifiche che la rendono unica. E’ la seconda volta che i genitori scendono in piazza per lanciare il loro appello. La geografia insegnata in palestra, il musical come “materia”, i laboratori di teatro in lingua straniera, le attività sportive: queste le caratteristiche vincenti del metodo di San Giusto, ancora non riconosciuto ufficialmente, ma i genitori ne sono entusiasti.

LE OPINIONI- «La scuola- racconta Francesca Trevese, una delle mamme più attive nella difesa della scuola di via San Giusto- è nata dieci anni fa per combattere l’obesità nei bambini, con un metodo didattico innovativo. Ci hanno detto che costavamo troppo, poi l’assessore alla scuola Francesco Cappelli ci ha fatto vedere i conti. La sorpresa è che per ogni bambino l’amministrazione spende solo 170 euro in più rispetto alle scuole statali. Il Miur- commenta Trevese- restituisce parte dell’investimento al Comune, come per ogni istituto paritario. A parte tagliare servizi come la pulizia, che vale 110mila euro, le spese, anche se diventasse statale, rimarrebbero le stesse». Per l’iscrizione viene chiesto un contributo volontario di 50 euro, utilizzato per finanziare le attività extracurricolari degli alunni. La scuola, infatti,  si trova nella periferia ovest di Milano, nel cuore  di un quartiere di case popolari: da lì arriva la maggior parte degli studenti.

LA RABBIA-  L’accanimento del Comune su San Giusto è per i genitori “ideologico”: «Siccome noi siamo un unicum, con un metodo di educazione d’eccellenza che non è ancora stato riconosciuto, il Comune vuole cancellarci, invece che portarlo altrove. È la strada più facile per eliminare le differenze- aggiunge la Trevese- . Tra i problemi che hanno portato l’amministrazione a decidere di rendere l’istituti statale, infatti, ci sono i pochi posti disponibili: solo 240. Per selezionare chi può accedere, c’è un sorteggio, da cui vengono esclusi solo gli alunni disabili, che vengono inseriti direttamente. Sono dieci in tutto, seguiti ciascuno da un insegnate di sostegno. C’è un metodo diverso nel seguire gli studenti- conclude Trevese- l’approccio è multidisciplinare in tutto, per aprire la mente dei bambini.

 di Sabrina Rufolo

 

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