Edilizia sociale in Italia: emergenza e sviluppo

La casa, di proprietà o in affitto, è uno dei nodi del nostro paese: lo rivela il primo rapporto sull’Abitare sociale, realizzato dall’Osservatorio sull’Abitare sociale in Italia (Oasit). «Il problema dell’abitare sociale è molto sentito da tutti gli italiani, anche da coloro che hanno una  residenza e non sono direttamente investiti dal problema. È sentito maggiormente da chi vive in affitto. L’esigenza di case disponibili a tutti a prezzi accettabili è molto sentita e s i chiede  un intervento del pubblico e anche del privato. Nel sud, così come per gli altri problemi sociali è molto più sentito». Così Renato Mannheimer (VIDEO), presidente dell’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo), commenta il “Primo Rapporto sull’abitare sociale – dall’emergenza allo sviluppo”, presentato nel Real Albergo dei Poveri, a Napoli. Un luogo ricco di simbolicità, perché in epoca borbonica la struttura nacque per assicurare dignità e futuro agli “ultimi” del Regno. Proprio da qui, l’Osservatorio sull’abitare sociale in Italia, che unisce esperti ed economisti, prova a tracciare il fenomeno.

QUADRO ITALIANO – Il quadro dell’Abitare sociale che emerge dall’insieme delle informazioni disponibili è che, anche se molto più  lentamente che in passato, continua a erodersi la quota di famiglie che vivono in una casa in locazione. L’ultimo dato Istat indica che, nel 2008, solo il 18,9% delle famiglie occupava una casa in affitto, ma nelle grandi aree urbane tale percentuale superava ancora il 24%. Tuttavia, l’indagine su cosa pensano gli italiani dell’abitare sociale, presentata in questo rapporto, suggerisce la possibilità che la percentuale dei locatari nelle stesse grandi aree urbane sia ancora calata attestandosi su valori nell’ordine del 20%. Il deflusso dal campo degli inquilini delle famiglie a reddito più elevato ha conseguentemente determinato un abbassamento del livello del reddito dell’inquilino medio, inoltre, la crisi economica, come mostrano numerose indagini, si riverbera con maggiore incisività sui redditi più bassi. Questo vale non solo per gli affittuari, come indicato dalla forte crescita delle richieste di sfratto per morosità, ma anche per i nuovi proprietari, come risulta dal forte aumento del numero di mutuatari con prospettive di default. La prima ricerca traccia uno stato di crisi: le famiglie in condizioni di disagio, ovvero quelle per cui la casa costa più del 30% del reddito, è di circa uno su dieci. In numeri sono 2,4 milioni le famiglie che vivono questo problema, sia affittuari che proprietari con un mutuo da pagare. E se nell’eurozona l’aiuto pubblico in sostegno alla casa si aggira intorno al 7,7% (dati Eurostat), con picchi come il 32% dei Paesi Bassi, in Italia è fermo al 5,3%. Al Sud, poi, va peggio: 8 intervistati su 10 pensano che la carenza di alloggi sia un problema grave e che peggiorerà con il passare del tempo. La soluzione? Per il 76% del campione l’aiuto deve arrivare dallo Stato, con il 43% propenso a un welfare state, accompagnato da un 22% che crede in una politica di welfare mix con privati cittadini. Una soluzione quest’ultima che in Napoli potrebbe riscoprire l’avanguardia, dove gli immobili gestiti dalla Romeo sono circa trentamila. Con un patrimonio pari a 2.364 miliardi di euro, di cui 1,081 miliardi in immobili locati, il Comune dispone uno strumento conoscitivo strategico per mettere a regime una gestione efficiente.

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