Curarsi con i libri, la biblioterapia come antidoto al male di vivere

Non è un libro recentissimo quello delle inglesi Ella Berthoud e Susan Elderkin (edito in Italia da Sellerio), ma nel tempo del covid-19 sembra calzare a pennello per le giornate interminabili di primavera da trascorrere in prigionia forzata a sfidare il tempo e i sentimenti sghembi e pericolosi provocati dal momento. Le due autrici hanno inventato un vero e proprio manuale di medicina per la cura del corpo e dell’anima in cui ad ogni dolore corrisponde una terapia a base di opere narrative. Farmaci sotto forma di parole scritte che inoculano “dosi controllate di situazioni e possibilità”, orizzonti da considerarsi autentici salvavita in questa contagiosa epoca. Abbiamo estratto dal prontuario alcune indicazioni terapeutiche per quelle malattie o disagi che, vecchi o nuovi, in questo periodo incerto e angoscioso si sono o vi è un elevato rischio che si acutizzino.

Ansia. 
Terapia: Ritratto di signora, Henry James. L’ansia è una reazione a circostanze esterne, ma anche un modo di intendere la vita. Il primo capitolo del libro di James si apre con un’immagine rassicurante e serena: il “tè servito in un giardino di campagna inglese illuminato da una luce morbida di pomeriggio inoltrato”. Un invito reso ancora più dolce “dalla prosa lenta e raffinata di James, un vero balsamo per l’ansia”.

Apatia.
Terapia: Il postino suona sempre due volte, James M. Cain. Anche se può manifestarsi come spossatezza fisica, l’apatia è essenzialmente una condizione mentale, caratterizzata dalla soppressione di certe emozioni positive. “Alla fine del romanzo ci si ritroverà a  camminare a passo svelto, e a gettare al vento la prudenza, convinti di poter proprio destino, pronti a imboccare una nuova strada”.

Depressione.
Terapia: L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, La campana di vetro, Sylvia Plath, Il male oscuro, Giuseppe Berto, Fratelli, Carmelo Samonà. “Rassicuratevi pensando che questi personaggi e gli autori che li hanno creati, sanno cosa vuole dire la depressione”. Vi consolerà di certo sapere di non essere i primi a restare schiacciati sotto la cappa grigia del male oscuro di questo e del precedente secolo.

Dipendenza da internet.
Terapia: Wolf Solent, John Cowper Powys. Il male di genitori e figli, attirati come sirene da tablet e smarthphone. Questo romanzo, largamente obliato, “come modo per tornare ad imparare a vivere – sensuale, erotico, con il totale coinvolgimento della mente e del corpo – è davvero imbattibile”.

Lutto.
Terapia: Requiem, Antonio Tabucchi, Mi riconosci, Andrea Bajani. “Un piccolo atlante del pianto pieno di luce e di pudore, coraggioso nel
pendolare tra le impertinenze della morte e quelle della vita, tra un battesimo e un commiato”. Ma in questo momento c’è bisogno anche di pensare positivo. 

Ottimismo.
Terapia: Candido o l’ottimismo, Voltaire, Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro.

 

Wanderlust.
Terapia: Il quartetto di Alessandria, Lawrence Durell. “Godetevi questi personaggi così complessi, e la città che non potrebbe esistere senza di loro. Quando ne verrete fuori comprenderete che è molto meglio di un tour di due settimane in cui avreste speso soldi per comprare cianfrusaglie inutili e rimediare, magari, scottature se non qualche malattia venerea”. 

 

di O.E.