La Napoli dei clochard: i numeri di un fenomeno in crescita

Clochard: un aumento del 70%.

Un sistema di sostegno maggiormente integrato, superando gli interventi a campione che le circostanze a volte impongono. Il Comune di Napoli fissa l’obiettivo futuro in materia di assistenza ai senza fissa dimora della città, che ha raggiunto cifre ragguardevoli.

Stando infatti al report aggiornato al 31 dicembre 2018, l’ultimo divulgato in attesa di quelli dell’aggiornamento al 2019, gli uffici Politiche Sociali di Palazzo San Giacomo hanno rilevato sul territorio cittadino 1559 senza fissa dimora con i servizi comunali che sono riusciti ad occuparsi delle necessità di 1425 di queste persone meno fortunate. Il dato racconta però una verità parziale in quanto ai 1500 ed oltre di cui si conosce l’esistenza bisognerebbe aggiungerne altri 500, forse anche più, ufficialmente sconosciuti agli enti preposti. Con certezza si può invece affermare come rispetto al 2011 l’incremento dei senza fissa dimora in città sia stato del 70% e un aumento di chi ha deciso di usufruire dei servizi comunali pari al 24%. Nell’arco di 18 mesi, sino al 31 dicembre 2018, il numero delle persone extracomunitarie senza fissa dimora è salito del 21%.

L’aumento più significativo, sia in valore assoluto e sia in percentuale sul totale, riguarda i cittadini provenienti del continente africano con un + 30% con un lieve aumento percentuale sul totale delle presenze registrate e sul totale delle persone extracomunitarie.

«I dati forniti dai servizi», commentano dagli uffici Welfare di Palazzo San Giacomo, «mostrano una realtà multiforme, caratterizzata, in ogni caso, da una prevalenza di uomini che hanno superato i quarant’anni».

Il piccolo esercito dei senza fissa dimora staziona soprattutto nella zona del centro storico – in piazza Cavour, in via Duomo non lontano dalla cattedrale, in Galleria Umberto I, ai porticati della Galleria Principe Umberto – nonché nella sconfinata area a ridosso di piazza Garibaldi (senza dimenticare i gruppi più ristretti nelle zone periferiche o di passaggio). Appunto sull’organicità degli interventi di cui si faceva cenno, per tentare di soddisfare le esigenze dei senza fissa dimora, ricorda l’assessore al Welfare Monica Buonanno, «nel mese di gennaio 2020» il Comune parteciperà al «bando per l’accoglienza diurna attraverso il Pon Inclusione».

Tutto ciò partendo dalla premessa che una persona vulnerabile come può essere un clochard (sono tanti i casi anche in cui la persona è affetta da disturbi mentali e psichici), aggiunge la Buonanno, «deve essere accudita in modo organico, senza spacchettare troppo gli interventi», pena il rischio di non riuscire ad incidere. Attualmente sono 3 le strutture dove i senza fissa dimora di Napoli possono recarsi per trovare un letto e cioè La Tenda e La Palma al Rione Sanità, che contano rispettivamente 50 e 100 posti, e il dormitorio comunale di via De Blasis all’interno del quale sono a disposizione all’incirca 120 posti letto.

Ma non tutti i clochard, decidono di recarsi in tali strutture per passare la notte preferendo restare in strada o trovare riparo in alloggi di fortuna.

di Antonio Sabbatino