Sartorie Leggere, impresa senza donazioni

Sartorie Leggere e il fatturato delle fasce deboli: «Così scopriamo le potenzialità dei disabili»

«La nostra è un’impresa al 100%, non ci sosteniamo attraverso donazioni o beneficenza ma con il lavoro, siamo partite un anno fa con un progetto che coinvolgeva le mamme disoccupate come me, donne in pensione ancora attive, le sarte esperte che oggi sono nonne, lavorando ciascuna nel proprio salotto di casa, creiamo pensando alle donne con modelli tutte possono indossare. Come sostenerci? Comprando da noi».

E’ Barbara Montanari, fondatrice di Sartorie Leggere, a presentare la sua piccola grande impresa, una giovane realtà bolognese nata appena un anno fa, che ha tra le sue missioni l’inclusione lavorativa di persone ritenute categorie deboli e che spesso il mondo del lavoro non riesce ad inserire. «Oggi – ha raccontato – siamo in otto, abbiamo un posticino che dividiamo con un’altra sartoria e viviamo esclusivamente del nostro lavoro. Non abbiamo sovvenzioni, siamo un’azienda. Io ho due figlie, una con disabilità e sono sola, ho sempre lavorato all’estero, sono stata 15 anni in India dove ho avviato imprese sociali, laboratori artistici e artigianali, quando mi hanno licenziata mi sono confrontata con mia madre e abbiamo deciso di mettere a frutto le competenze che entrambe avevamo maturato negli anni. Ho girato per due anni in cerca di finanziamenti, e anche se trovavo terreno fertile scoprivo poi che ci voleva troppo tempo per avviare un’impresa, per attendere le risorse, così siamo partite. Dal salotto di casa, dai mercatini, io giravo in macchina portando materiali, modelli, disegni in giro per la provincia di Bologna, è stato faticoso, ma siamo andate avanti. Poi finalmente abbiamo trovato un posto che unisce tutte, ma sia chiaro nessuna deve timbrare il cartellino. L’importante è ottenere un risultato e rispettare le consegne».

Un’idea quella di ‘Sartorie Leggere’ che si è arricchita con il tempo di persone straordinarie che hanno dato il proprio contributo rendendo unica questa piccola azienda. «Grazie a Elena e Sara siamo ancora più uniche – ha spiegato Barbara – oggi in Italia si tende a categorizzare le persone, Elena Rasia, è la nostra social media manager, lavora tantissimo, è intelligente e molto preparata eppure è bloccata su una sedia a rotelle, lei non è la sua malattia, ma una grande professionista. Questo è il suo settore ed è con questo lavoro che vuole rendersi indipendente, lavora così tanto che non riesco a starle dietro, a volte per fare riunioni – ci dice con un sorriso la fondatrice di Sartorie Leggere – dobbiamo incontrarci in qualche bar della stazione. Ha una potenza incredibile questa ragazza che pur essendo bloccata per una paralisi cerebrale al 100%, si muove come nessuno sul pc, è una grande comunicatrice e i contributi pubblicati sulle nostre pagine sono tutti prodotti da lei. Poi c’è Sara Yakoubi, la nostra poetessa. Lei scrive parole bellissime, parole che hanno una grande forza e proprio ascoltando i suoi lavori che abbiamo deciso di creare la linea ‘Pagine Tessili’: i suoi versi sono ricamati a mano sulle magliette, non c’è un modello uguale agli altri. Una linea che è piaciuta così tanto che i ragazzi de ‘Lo Stato Sociale’ hanno  deciso di indossarle».

di Mariangela Barberisi