Il volontariato che viaggia: «E’ bello rendersi utile nel mondo. Ora voglio farlo nella mia città»

Ci sono viaggi fatti per divertirsi, viaggi per crescere, viaggi per esplorare e poi c’è AIESEC che ti permette tutto questo con un unico lungo viaggio di sei settimane. Scambi culturali organizzati in diversi paesi del mondo e incentrati soprattutto su attività sostenibili, ovvero attività in funzione degli SDG’s. Gli SDG’s (Sustainable Development Goals) sono gli obiettivi dei progetti di volontariato in funzione della collaborazione che AIESEC ha con l’Onu. AIESEC è un’associazione non governativa e no-profit presente in più di 120 paesi. Interamente gestita da ragazzi, si occupa di creare una rete fra giovani provenienti da ogni parte del mondo. Il suo principale obiettivo è lo scambio interculturale, lo sviluppo di una maggior consapevolezza di sè e di capacità di leadership attraverso il programma Global Volunteer che offre, ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni, l’opportunità di vivere questa esperienza unica per 6 settimane. Alcune delle destinazioni principali sono Portogallo, Grecia, Brasile, Turchia, ma ce ne sono tante altre ancora Si tratta di un’associazione attiva sia sul territorio locale, in questo caso la Campania, nonché in ambito nazionale e internazionale.

LA TESTIMONIANZA – Gennaro De Paola, studente di ingegneria navale presso la Federico II racconta la sua esperienza «Ho conosciuto AIESEC tramite una mail dell’università e mi sono interessato subito. Ho contattato un responsabile e ho scelto il Brasile. Devo dire che la procedura organizzativa è molto semplice. Il mio progetto si incentrava sullo sport, in particolare il calcio, che lì è lo sport più seguito. Gestivo ogni giorno 30 ragazzini e l’obiettivo della mia ONG era sviluppare leadership e gioco squadra. Pe esempio con la scelta dei capitani si creava un senso di responsabilità nei bambini, nella gestione dei ruoli, nelle scelte da fare in campo. Comunicavo in inglese, ma in sei settimane ho dovuto imparare anche il portoghese per parlare con i bambini che non venendo da situazioni economiche semplici, non parlavano una parola di inglese. Abbastanza “challenging”. Per questo sono cresciuto così tanto. Ho guadagnato più consapevolezza del mio stato di occidentale. Mi sono reso di quanto siamo fortunati qui, e che al di là di quanto possa sembrare bello un paese, ci sono sempre dei luoghi in cui si vive con grande difficoltà. Ho imparato molto di più dei miei limiti di quanto avessi fatto prima nella vita, ho capito che mi piace essere utile, ho capito quanto è facile rendersi disponibile e fare qualcosa per gli altri e di quanto gli altri ne abbiamo bisogno. Sono pronto per fare il volontario qui, nella mia città».

https://www.aiesec.it/volontariato-internazionale/

di Lea Cicelyn