Dalla Apple Academy di Napoli al Sudafrica, sfida tech nel nome della solidarietà – INNOVAZIONE SOCIALE

La Apple Developer Academy di Napoli e Ubuntu Pathways, una ONG che opera nella township di Port Elizabeth, una delle aree più povere del Sudafrica. Dal loro incontro è nata una bella storia di solidarietà che ha avuto come protagonisti sei ragazzi che si sono diplomati all’accademia per sviluppatori targata Apple e Università Federico II, che ha sede nel complesso di San Giovanni a Teduccio dell’Ateneo federiciano. Ciro Barbato, Sarah-Leigh Meijers, Emanuela Spagnoli, Raffaele Miraglia, Francesca Palese e Vittorio Stile – tutti napoletani, tranne Francesca, che arriva da Potenza, e Sarah, che è olandese – hanno conseguito il titolo di Developer a giugno 2018, dopo aver frequentato un percorso durato nove mesi; poi, all’inizio dell’anno accademico 2018-19, sono stati richiamati assieme ad altri ex studenti, per applicare quanto avevano appreso in precedenza su progetti reali: «Su 400 diplomati l’Academy ne ha scelti 50; noi sei abbiamo lavorato con Ubuntu Pathways», racconta Ciro Barbato, Project Manager del team. Il gruppo ha affrontato una sfida ambiziosa, quella di ricostruire l’intero sistema di gestione dei dati dell’organizzazione.

Assistenza su tre fronti – «Nell’Ubuntu Center di Port Elizabeth, costruito assieme agli abitanti del luogo, la ONG offre supporto alla popolazione locale in tre ambiti – spiega Ciro –. Il primo è quello sanitario: in quell’area c’è un tasso di HIV molto alto, Ubuntu Pathways assiste le donne in gravidanza nella sua clinica ed è riuscita a raggiungere il 100% delle nascite prive del virus. Fornisce, inoltre, medicinali alla popolazione ed effettua screening per diverse malattie». L’organizzazione è attiva, ancora, nel campo dell’educational, ospitando i bambini piccoli all’interno del centro e «sostenendo i loro genitori, per far sì che possano seguire al meglio lo sviluppo scolastico dei figli», oltre ad aver avviato di recente la costruzione di una scuola che sarà pronta nei prossimi anni. L’ultimo aspetto su cui è impegnata la ONG è l’occupazione, attraverso il Job Skills Training Program, che forma i giovani tra 18 e 28 anni che non riescono a trovare un impiego, mettendoli in contatto con aziende partner in cerca di personale.

Più tempo a disposizione degli operatori – «Noi abbiamo visitato due volte l’Ubuntu Center, rendendoci subito conto che l’organizzazione avesse un grosso problema con i dati. L’enorme quantità di dati in loro possesso, infatti, viene amministrata con fogli di calcolo, che per loro natura sono molto limitati, perché possono essere gestiti da un operatore alla volta, senza contare che per cercare le informazioni occorre spulciare ogni singolo file. Per evitare problemi lo staff trascrive tutto su carta ed è costretto a stampare», continua Ciro. I sei ragazzi hanno sviluppato un’applicazione che la ONG può utilizzare con tutti i dispositivi presenti nell’Ubuntu Center: «Abbiamo creato un database che abbiamo poi installato sul server: tramite l’app più persone contemporaneamente possono accedere ai dati in tempo reale e trovare le informazioni velocemente, evitando anche di stampare e sprecare carta. Non è necessario essere davanti al computer per lavorare, gli operatori possono portare con loro l’iPad durante lo svolgimento di altre attività e usare l’applicazione da lì. In questo modo riescono a dedicare maggiore tempo e attenzione a coloro che si rivolgono al centro, per ascoltare le loro storie, spesso molto dure, e comprendere meglio le loro esigenze. Al di là della realizzazione della piattaforma, come team siamo stati felici di aver trovato un modo per ottimizzare il tempo e le risorse a loro disposizione e che quanto abbiamo fatto, indirettamente, sarà di aiuto agli abitanti del territorio». Presentata ufficialmente nel centro lo scorso maggio, l’applicazione andrà a regime proprio in questi giorni e coprirà l’area dello Job Skills Training Program: «Il nostro lavoro si è concluso a fine giugno, ma il prossimo anno ci sarà un nuovo gruppo di diplomati dell’Academy che proseguirà il progetto, allargandolo alla clinica e al settore scolastico».

di Paola Ciaramella