I dipendenti del San Carlo aiutano l’Aile: “Un aiuto alle famiglie”

L’associazione Cassa di Risparmio dei Dipendenti del Teatro San Carlo di Napoli quest’anno ha scelto di sostenere l’AILE, l’associazione italiana Linfoistiocitosi Emofagocitica. Questo nome così lungo per una malattia genetica rara e complicata che colpisce un bambino su 50mila, circa dieci casi l’anno in Italia. Quello più famoso probabilmente è il caso del piccolo Alex, per il quale l’Italia intera l’anno scorso scese nelle piazze e si prodigò per trovare un donatore di midollo compatibile e salvargli la vita. Quello di Alex è uno di quei casi fortunati che sono finiti nel migliore dei modi. Ma il percorso è lungo, complicato e pieno di difficoltà. La linfoistiocitosi è una malattia rara che colpisce il sistema immunitario, bisogna affrontare dapprima un protocollo sperimentale, e in seguito il trapianto di midollo è obbligatorio e occorre trovare un donatore. Colpisce prevalentemente in età infantile – pediatrica e la diagnosi tempestiva è fondamentale. “Sono soprattutto le famiglie che hanno bisogno di supporto psicologico e anche economico, le cure vengono svolte spesso fuori Regione dove è difficile potersi organizzare”, spiega il presidente dell’AILE, Ugo Ricciardi. L’AILE nasce infatti nel 2015 con lo scopo di dare un aiuto alle famiglie in difficoltà, sia psicologico con dei gruppi di “auto aiuto”, sia economico per eventuali trasferimenti. “Ogni anno scegliamo un’associazione cui devolvere una somma di denaro per sostenere il sociale, solitamente sempre in favore dei bambini, quest’anno abbiamo scelto l’AILE”, spiega Mauro Sposito, presidente dell’associazione Cassa di Risparmio dipendenti Teatro San Carlo di Napoli. Antonio Richiello, uno dei dipendenti del San Carlo: “Sono davvero contento, il San Carlo è una grande squadra oltre che un’istituzione importantissima di questa città. Il San Carlo è fatta di persone straordinarie che nei momenti di difficoltà non ti fanno mai sentire solo. Questa donazione all’AILE è un gesto bellissimo perché le famiglie hanno bisogno di aiuto e di qualcuno che dia loro una mano e non le faccia sentire sole. Questa è una malattia terribile, che manda in tilt tutta la famiglia e si sente la necessità di condividere la propria esperienza con qualcuno che l’ha vissuta”.

di Roberta De Maddi