Chiara, la ragazza col sorriso che aiutava i più fragili

La giovane Chiara, proclamata beata da papa Benedetto XVI,
ha fatto parte del Movimento dei Focolari

Chiara: la beata che ha ispirato tante persone.

Se si decide di utilizzare il termine “martire” nella sua accezione originale, cioè di testimone, e la si abbina poi al significato cristiano che gli congiunge il sangue versato per la fede in Gesù Cristo, allora Chiara Luce Badano può essere definita sicuramente tale. La giovane ragazza, nativa di Sassello in provincia di Savona, testimoniò infatti pienamente la sua adesione a Cristo nel corso del periodo intercorso tra la scoperta di avere un tumore e la fine della sua vita terrena. Era nata il 29 ottobre 1971 e la malattia la colpì intorno ai diciassette anni, un osteosarcoma che si manifestò la prima volta con un dolore improvviso alla spalla durante una partita di tennis.
La giovane faceva parte del Movimento dei Focolari, sorto a ridosso del secondo conflitto mondiale e che ha come propria vocazione specifica l’attenzione verso l’unità dei fedeli cristiani e  dell’umanità, secondo la preghiera, “affinché siano una cosa sola”, pronunciata da Gesù nell’Orto degli Ulivi nell’Evangelo secondo Giovanni. E’ in questo contesto, dedito alla preghiera e alla cura fraterna in particolar modo dei poveri, che Chiara svolse la sua vita di semplice adolescente, una attività che invece di diminuire rifulse nei giorni difficili del dolore corporale, in cui fervidamente si prodigò nella cura verso i bambini e gli anziani e nelle attività benefiche del Movimento, donando persino i suoi risparmi a un amico che stava per recarsi in una missione nel Benin. Chiara Lubich, fondatrice dei focolarini, la soprannominò “Luce”, per l’intensità evangelica del suo sorriso, sempre dispensato nonostante la sofferenza. La sua “buona battaglia” ebbe termine il 7 ottobre 1990, giorno della memoria liturgica della Madonna del Rosario e, come spesso accade nella storia dei cristiani, i frutti della sua esistenza si moltiplicarono dopo la morte. Proclamata beata il 25 settembre 2010 da papa Benedetto XVI, la sua storia ha fatto il giro del mondo e in Italia, dal Trentino alla Sicilia, il nome di Chiara risuona tra le denominazioni dei cori di giovani, o nei gruppi di preghiera che raccontano la vita di una adolescente eroica, che seppe vivere il suo tempo, poco e malato, come un autentico dono a Dio e ai fratelli. In Campania a portare il suo nome uno degli istituti sorti attorno al Santuario di Pompei, un centro di accoglienza realizzato nel 2015 e dedicato all’ospitalità di orfani con disabilità, in un luogo che sin dalla sua fondazione con il beato Bartolo Longo ha sempre fatto della cura all’infanzia abbandonata una sua vocazione, e in conformità con uno dei compiti che si è prefissati la Fondazione dedicata a Chiara Luce: la tutela delle persone ammalate. Da un’altra città del vesuviano, luogo di un altro santuario dedicato a Maria Vergine, ancora un seme che ha visto Chiara Luce fungere da acqua vivificante.

Sono le Officine di  fraternità, sorte sotto l’egida dell’Associazione di Promozione Sociale Focus Focolari e che, su approvazione del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha intessuto numerose attività tra le province di Napoli, Caserta e Benevento, tra le quali quelle artistiche intraprese da “Lotto Infinito, composto dai giovani del quartiere Ponticelli e del Lotto 0, luogo purtroppo connotato da una forte presenza camorristica.

I ragazzi, sul solco della fede di Chiara, sono riusciti a portare in scena “Life, love, light”, musical ispirato alla vita della giovane beate e che prende il nome da un libro che di lei racconta, scritto da Mariagrazia Baroni e Jacopo Lubich.Non poche volte i genitori di Chiara Luce, Maria Teresa e Ruggero, sono stati a Napoli e in Campania, per testimoniare la bellezza delle giornate vissute accanto a lei, irradiamento di una fede abitata dal rapporto diretto con Gesù Cristo, latori di un messaggio nuovo a una gioventù che spesso vive le tentazioni e le vessazioni di una vita altra, bruta e criminale. Papà Ruggero “ha terminato la sua corsa” il 13 ottobre 2018, una corsa lieta di chi ha potuto godere ogni giorno di un sorriso breve, ma eterno.

di Cristiano Faranna