Festival Nazionale dell’Economia Civile: dibattito sul ruolo contemporaneo del giornalismo

Un week end all’insegna dell’economia civile per la città di Firenze che nel salone dei cinquecento ha accolto professionisti del settore, economisti e giornalisti per dare voce ad un’economia diversa, descritta brillantemente dal Direttore del Festival Leonardo Becchetti: “L’economia non come scienza triste della descrizione dei vincoli di bilancio, ma definizione di sfide, investimenti, progetti che possono rendere felici e ricche di senso le nostre vite.”
Nell’ambito di questo evento generativo di idee e confronti si è dedicato uno spazio particolare ai cambiamenti e le difficoltà il settore giornalistico ha dovuto affrontare negli ultimi dieci anni a seguito dell’avvento delle piattaforme social. La crisi della carta stampata, le fake news e la percezione distorta della nostra società che hanno gli italiani sono state le tematiche al centro del dibattito moderato dal caporedattore Avvenire, Francesco Riccardi.
“Oggi potremmo dire che abbiamo pochi leader a cui viene data voce” afferma Francesco Occhetta, redattore de La Civiltà Cattolica “le minoranze sono schiacciate e il pensiero si è appiattito sul “mi piace”. Noi dobbiamo essere l’antidoto a questa cultura, bisogna avere cura delle parole. Le parole possono essere pietre che costruiscono ponti oppure che distruggono quello che c’è. Bisogna saper vedere ciò che gli altri non vedono, mettere in rete ciò che gli altri scartano. La distinzione tra vero e falso non esiste più, bisogna ritornare a discernere per saper scegliere. Al giorno d’oggi si deve imparare a contestualizzare e ad interpretare la notizia, è questa la missione contro la diffusione delle fake news, ma c’è da dire che se i giornalisti e mi riferisco soprattutto ai giovani continueranno a non essere pagati o retribuiti sulla base dei click è normale che in rete ci saranno solo i titoli che fanno notizia”
“C’è il bisogno etico di dare un senso al nostro mestiere” aggiunge Elisabetta Soglio, Caporedattrice del Corriere della Sera “Buone Notizie” “il che significa portare alla luce anche il racconto delle buone pratiche, che rappresentano la soluzione alle crisi diffuse. Le buone notizie non sono mai state ritenute un prodotto vendibile e invece funzionano. “
Conclude Carlo Verna, Presidente Nazionale dell’Ordine dei giornalisti “Prima del 2007 non avrei avuto alcun dubbio che il discostamento dalla percezione della realtà fosse una responsabilità dei giornalisti, ma dalla nascita di smartphone e facebook, dal 2007 insomma le cose sono cambiate. Ad oggi si vendono quattro milioni in meno di copie di giornale. I giornali su carta stampata rappresentano un bene culturale da preservare, d’altro canto come diceva Carlo Borgomeo nell’intervento precedente, “tutto ciò che non è misurabile non vuol dire che non sia valutabile”, misurazione e valutazione sono due parametri differenti. Non è detto che il fatto che la vendita dei quotidiani sia in decrescita voglia dire che i giornali abbiano meno valore. Il progresso in generale è positivo e la rete offre molte possibilità ma anche tanti rischi, la rete è piena di soggetti che non sono tenuti per deontologia alla verifica della fonte. L’ordine oltre a cercare di rilanciare la funzione deontologica del giornalista che è centrale in questo momento, punta ad una maggiore di integrazione tra le varie parti della società per rispondere al diritto del cittadino di essere informato”

di Lea Cicelyn