“Se tutte le donne del mondo ”: muoversi nel ventre multiculturale di Napoli LE FOTO

Per il mese di marzo, la Casba Società Cooperativa sociale insieme a Migrantour Napoli, inserendosi all’interno della rassegna “Se tutte le donne del mondo”, hanno organizzato una serie di incontri e passeggiate interculturali tra donne con storie diverse per scoprire la multiculturalità del ventre storico di Napoli. “Se tutte le donne del mondo” è un progetto che si articola in quattro passeggiate che muovono lungo tematiche differenti, per far conoscere, da altri punti di vista, l’esperienza storica di Napoli come spazio d’incontro tra culture.

IL PERCORSO – Saranno giovani donne immigrate di prima e seconda generazione che, attraverso la loro personale esperienza di integrazione nel territorio e confronto con il tessuto sociale, condividono un punto di vista “altro” per guardare e vivere la città. È Yulija, accompagnatrice interculturale di origine ucraina, che, per la giornata mondiale per l’eliminazione della discriminazione razziale, ha mostrato come in 500 metri vivono e convivono culture e paesi diversi. La prima tappa della passeggiata è Officine Gomitoli, un centro in cui comunità locali e migranti tessono relazioni e godono di uno spazio funzionale allo scambio culturale. La seconda è Il Cartastorie/Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, dove sono conservate le carte che rispolverano la coscienza storica di Napoli quando, tra il Seicento e Settecento, si prestò a essere piattaforma di scambio tra schiavi cristiani e musulmani. Si prosegue verso la chiesa di rito bizantino, per poi ritrovarci in un laboratorio d’artigianato di rifugiati africani in cui si modellano metalli poveri, come latta e alluminio. La passeggiata prosegue mentre i vicoli del quartiere fanno da sfondo alle storie di vita quotidiana di Yulija, in quanto donna migrante, che vive quei posti nella loro quotidianità. È nel piccolo “International Market” che racconta e offre i sapori e la cultura del suo paese. Il percorso termina lì dove il migrante realizza, se gli è concesso, il proprio status di rifugiato: il centro d’accoglienza Less.

L’ESPERIENZA  – Attraverso questa passeggiata, è possibile riguardare la città con gli occhi di chi ha dovuto lasciare il suo paese d’origine e migrare in altri, come Napoli, cercando così di offrire una nuova lettura alla “questione migrazione”. Allontanandosi dalla narrazione emergenziale costruita intorno al corpo e alla presenza del migrante, se ne delinea l’importanza tanto storica, quanto attuale della sua presenza nel tessuto napoletano: sia in termini di produzione di capitale economico, sia, forse soprattutto, culturale. Questa esperienza ci spinge, così, a percepire il territorio napoletano non solo come spazio che agisce sul migrante, ma anche agito dallo stesso, al punto da divenire elemento strutturale nella narrazione della città e nella sua economia.

Foto e articolo: © Emanuela Rescigno