Napoli capitale del riuso, dove la munnezza cambia vita e diventa oggetto di design

NAPOLI- Un nome, una filosofia: Sheralo. Non buttarlo ma recuperalo. Questo è lo slogan dell’asso- ciazione “Sheralo” che vuole promuovere il recupero di og- getti e materiali in disuso. Come raccon- tano gli stessi fondatori, in tutta Europa ci sono buone pratiche di “green economy” come ad esempio “La Recyclerie” a Parigi, dove oggetti che avremmo normalmen- te buttato, possono essere impiegati per crearne di nuovi, con una funzione ed uno scopo magari del tutto diverso da quello iniziale. Si chiama “Upcycling” e se vi chie- dete cos’è, Massimo Guarino, uno dei tre fondatori “upcycler” vi risponderà così: «E’ un recycling ma con l’upgrade». Cioè, non un semplice riciclo, ma un vero e proprio riutilizzo che possa diventare oggetto di moderno design. I tre ragazzi che hanno fondato “Sheralo” nel 2017, sono Mas- simo Guarino, ricercatore universitario, Francesco Marinelli, amministratore di condominio e Lucia Spaccaforno, archi- tetto e designer. Giovani con background molto diversi fra loro ma che hanno in co- mune una passione: non sprecare e dare importanza all’ambiente. Hanno messo in campo le loro professionalità, la loro creatività e le loro energie in funzione di un progetto comune. «La città di Napolie i napoletani – spiega Lucia- sono famosi an- che per l’arte di arrangiarsi e quale modo migliore di essere artigiani in questo senso al passo con i tempi?». Una vera e propria forma di artigianato specializza- ta, non un semplice “handmade”. Perché quella dell’upcycling è una filosofia che portano avanti da tempo. Già nel 2016 hanno vinto i contest per start up “Social Change Wave” e “Start Up Weekend Na- poli”, manifestazioni che hanno dato loro modo di acquistare i primi macchinari e far conoscere la loro iniziativa. All’epoca non si chiamava “Sheralo” ma “Munnezza Sharing”, ed era stata pensata come una discarica digitale dove le persone potes- sero disfarsi dei loro oggetti in disuso a favore del riciclo. Ciò che realizzano infat- ti non è un semplice “art attack” come si potrebbe pensare, ma un vero e proprio lavoro di artigianato. «Bisogna conoscere i materiali – racconta Luca-sapere come lavorarli, per creare dei nuovi oggetti che possano essere riutilizzati dalle persone. Non c’è solo la creatività ma anche delle competenze specifiche, delle strumenta- zioni per creare dei laboratori che abbia- no una validità è una filosofia che nasce un po’ seguendo le impronte di Ikea, nel senso che la soddisfazione sta nel vedere realizzati degli oggetti fatti con le proprie mani». Hanno creato delle sinergie per promuovere questi laboratori, dei wor- kshop gratuiti che si tengono da Leroy Merlin. Il 13 e 14 aprile prossimi saranno ospiti della fiera del Baratto e dell’Usato alla Mostra d’Oltremare di Napoli e le loro creazioni saranno presenti, inoltre, nel lo- cale “Slash” che dal centro storico si è spo- stato al Vomero dove inaugurerà in via Ge- mito e lì sarà anche possibile acquistarle. Ogni mese tengono un workshop gratuito nella chiesa dei Ventaglieri. Tra gli obietti- vi futuri che si sono prefissi c’è sia quello di coinvolgere gli artigiani campani sia anche quello di promuovere iniziative che tendano a modificare determinate leggi che vigono nei centri di riuso. Nelle isole ecologiche attualmente non è possibile prendere degli oggetti, ma solo lasciar- li. Invece sarebbe molto utile poter aver accesso per recuperare degli oggetti e ri- dimensionare la mole di rifiuti. «A Seoul esiste la “Upcycling Plaza”, un vero e pro- prio enorme centro commerciale dedico al riuso dei materiali, sarebbe bellissimo – dichiarano i tre “upcycler”-poter realizzare qualcosa del genere anche a Napoli».

di Roberta De Maddi