Dall’economia sostenibile alla società sostenibile L’EDITORIALE

Il termine “sostenibilità” è oggi entrato nel lessico quotidiano. Introdotto in sordina, oramai decenni orsono, grazie alle battaglie ambientaliste, si è propagato senza sosta sino a contaminare il mondo dell’economia e della finanza. Gli operatori economici e finanziari fanno sempre più frequentemente richiamo a questo concetto. Cassa Depositi e Prestiti, di cui le Fondazioni di origine bancaria sono azioniste, nel piano industriale per il prossimo triennio, fa della sostenibilità il filo rosso che ne informa l’intera azione, al punto da averlo intitolato “Il risparmio degli italiani per lo sviluppo sostenibile del Paese”.
E’ un grandissimo passo in avanti, ma non ancora un traguardo raggiunto, perché saranno necessari ancora molti sforzi e anni, affinché la sostenibilità diventi ordinaria e non ci sia più necessità di aggettivare l’azione economica.
Ciò che è più ragguardevole, di questa progressiva ma fondamentale presa di coscienza, è il fatto che il termine “sostenibilità” si è ampliato nel corso del tempo e dell’uso. Non è più e solamente riferito all’ambiente, ma si è via via allargato sino a toccare gli ambiti del sociale e della convivenza tra esseri umani. Oggi, infatti, non è più solo l’ambiente a essere soggetto a minacce che potrebbero comprometterne la tenuta, ma è l’intero sistema sociale delle nostre democrazie. La crescente diseguaglianza, che è sì diminuita tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo, ma che invece è aumentata all’interno delle singole nazioni, rischia, in prospettiva, di non essere più sostenibile. E il patto tacito che sinora ha sostenuto il nostro modello di sviluppo, cioè quello che lascia libera l’economia di fare il proprio corso, per poi delegare al pubblico e alla società civile l’intervento riparatorio per “curare le ferite” e recuperare gli “scarti sociali” prodotti, non funziona più.
Vi è una diffusa consapevolezza che lo sviluppo economico, senza coesione sociale, non sia più, appunto, sostenibile. Ed è proprio questa consapevolezza che sempre più informa l’azione delle Fondazioni di origine bancaria. Da questa cultura, infatti, origina quella esperienza di successo che è la Fondazione con il Sud, nata per volere delle Fondazioni di origine bancaria e del terzo settore. Ad essa, i soci fondatori hanno assegnato, come missione esclusiva, quella della infrastrutturazione sociale, consci della necessità di porre, a fianco degli interventi di sostegno allo sviluppo economico di responsabilità di altri soggetti pubblici e privati, interventi volti ad accrescere il cosiddetto capitale sociale del Mezzogiorno, vera e propria miniera d’oro, in gran parte ancora inesplorata.

di Giorgio Righetti
Direttore generale Acri