Mors tua vita mea: l’allarme del Garante dei detenuti sulle condizioni del sistema penitenziario nazionale

NAPOLI- Questo mese è stata pubblicata un’analisi delle cooperative Uecoop sui dati del rapporto stilato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, spinta dall’incremento di suicidi tra i detenuti dall’inizio del 2018. In Italia la popolazione carceraria conta 59.275 detenuti, a fronte di 50.622 posti. Ritorna, quindi, un’attenzione per le condizioni di sovraffollamento che, se continuasse ad aumentare all’attuale tasso, porterebbe l’Italia ai livelli che le costarono nel 2013 la condanna, da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per violazione dei diritti dei detenuti.

Dopo 5 anni, il Garante esprime forte preoccupazione per le effettive condizioni di detenzioni nelle strutture penitenziarie: sono 53, infatti, detenuti e detenute che si sono tolti la vita dall’inizio del 2018, di cui due in 24 ore negli Istituti di Palermo-Pagliarelli e di Velletri. Un numero in costante crescita reso ancora più drammatico dall’aumento della popolazione carceraria: nel periodo tra gennaio 2017 e maggio 2018, il numero di detenuti presenti è aumentato di più di 3000 persone, segno di un minore numero di uscite o di un aumento di regolamentazione e privazione della libertà personale.

Attualmente, in Italia, solo un carcere su 3 garantisce la capienza prevista per i detenuti infatti il 67,6% delle carceri sono sovraffollate. Le strutture con maggiori problemi di sovraffollamento, per quanto riguarda il Sud, sono quelle di Napoli con Poggioreale dove si trovano 2.286 detenuti, il 37,8% in più della capienza prevista e Secondigliano con il 37,7%, mentre il carcere di Lecce conta quasi il 74% in più dei detenuti previsti – 1.061 contro i 610 previsti dalla capienza. Al Nord, il San Vittore a Milano conta un numero di detenuti il 22,3% oltre la disponibilità della struttura mentre a Opera supera il 47% e alle Vallette di Torino si arriva al 30% in più. In alcune carceri, si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto.

Le ragioni di questi numeri sono diverse: dal 2015 hanno ripreso ad aumentare gli ingressi in carcere dallo stato di libertà, saliti in particolar modo nel 2016. Ad aver inciso è inoltre la riduzione delle uscite per il venire meno, da gennaio 2016, della «liberazione anticipata speciale», una misura svuotacarceri (Dl 146/2013) che aveva esteso da 45 a 75 giorni per semestre lo sconto di pena per chi partecipava a interventi di rieducazione. Alla base dell’incremento dei detenuti non c’è invece la presenza di stranieri, che è anzi scesa dal 37% del 2010 all’attuale 34.

Pur considerando le difficoltà di ricondurre a un’unica matrice le condizioni che si verificano nelle strutture detentive e posto che la privazione della libertà personale inevitabilmente causa notevole sofferenza alle persone coinvolte, la vulnerabilità di tali persone all’interno di strutture non modulate per affrontare i loro problemi rischia di determinare loro condizioni di vita non sopportabili. Un disagio così profondo che sembra esprimersi attraverso quotidiani autolesionismi fino ad arrivare a considerare, forse, il suicidio come atto di libero arbitrio.

 

di Emanuela Rescigno