Agromafie, un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro

ROMA – Un’azienda agricola su quattro ricorre al caporale per reclutare la forza lavoro. Su scala nazionale si arriva dunque a 30mila imprese. «Il 60 per cento di tali aziende ingaggiano i caporali capi-squadra, che si differenziano per modalità di natura economica e per livello di condotta criminale dai caporali mafiosi e caporali collusi con organizzazioni criminali», scrive l’osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil che ha redatto il rapporto. Nella quarta edizione del Rapporto è stato fatto un bilancio sull’applicazione della approvazione della legge 199/2016 contro i fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. Un settore molto proficuo che frutta 4,8 miliardi di euro. Oltre a questi ingenti guadagni altri 1,8 miliardi di euro all’anno riguardano l’evasione contributiva. Numeri impressionanti, ai quali si aggiungono gli altri snocciolati nel rapporto. Si contano tra i 400 e i 430 mila lavoratori agricoli che possono essere ingaggiati in maniera irregolare tramite il caporale. 132 mila di questi vivono in condizione di vulnerabilità sociale. Tra i lavoratori agricoli a rischio di assunzione a nero molti sono stranieri. Nel 2017 sono stati pari a 286.940, dei quali 135.234 di provenienza da paesi fuori dall’Unione europea.

Sette sono le regioni sulle quali si è concentrato lo studio condotto dalla Flai-Cgil, ovvero Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia. Diversi gli aspetti comuni. Dall’assenza di tutela per i lavoratori all’assenza di contratti. Per questo accade che la paga possa variare dai 20 ai 30 euro al giorno, che si tramutano in 4 euro l’ora per riempire un cassone da 375 kg. Dal rapporto emerge anche qualche dato positivo. Nel 2017 sono state arrestate 71 persone per sfruttamento lavorativo e caporalato e più del 50 per cento delle aziende ispezionate hanno presentato irregolarità.

«Il nostro impegno contro il caporalato e il lavoro nero in agricoltura – ha detto la vicepresidente della commissione agricoltura, Elena Fattori – è una priorità sia per la tutela dei diritti umani sia per eliminare la concorrenza sleale tra aziende che utilizzano manodopera dei caporali e aziende virtuose». In Parlamento è stato depositato un disegno di legge per l’istituzione di una commissione bicamerale di inchiesta sul fenomeno del caporalato, dello sfruttamento dei lavoratori e delle infiltrazioni criminali in agricoltura.

di Ciro Oliviero

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