Il dramma dell’eutanasia nella pellicola «Una vita da sogno»

NAPOLI- Eluana aveva solo 21 anni quando entrò in coma vegetativo. Rimase per 17 anni attaccata a una macchina, poi il 9 febbraio 2009, dopo tre giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiale, la ragazza morì. Dj Fabo ha scelto il suicidio assistito dopo tre anni vissuti senza vedere e senza potersi muovere. Rimasto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente, Fabiano Antoniani ha trovato volontariamente la morte a 39 anni in Svizzera, il 27 febbraio 2017. Due storie molto diverse ma unite da un filo conduttore: prima di tutto bisogna rispettare la persona e la propria volontà. Da un lato l’accanimento terapeutico in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, dall’altro la scelta volontaria di chi alla sopravvivenza preferisce la morte. È questo il tema del cortometraggio «Una vita da sogno», esordio alla regia dell’attore e autore Nando Morra, produttore di Rampa Film. Nel cast, oltre a Morra nei panni del protagonista, anche Thayla Orefice,  Gregorio Del Prete e Ilenia Zanfardino.  Pietro è un karateka, vince tutti gli incontri, fa quasi invidia. Un giorno, gli giunge la notizia di un malessere di sua figlia, prende le chiavi del motorino, dimentica il casco tra le mani del fratello e fugge. A seguito di un sinistro viene operato d’urgenza. I medici lo salvano ma la sua vita è vincolata a un letto. Pietro chiede di interrompere un calvario, supplica la moglie Giulia di porre fine a quella non-esistenza perché per quanto possa ancora vedere e per quanto riesca faticosamente a esprimere dei concetti, il peso delle catene lo inchioda e gli distrugge la possibilità di sognare, fare, vivere. <Il messaggio principale è quello della libertà per ogni essere umano di poter decidere liberamente della propria vita sino all’estrema conseguenza di poterne mettere fine>, dice il regista che poi continua: <ma c’è anche una forte sensibilizzazione all’utilizzo del casco>. Responsabilizzare dunque. Incentivare a non scherzare troppo con il destino perché basta una frazione di secondo, una distrazione e, talvolta, poi è troppo tardi. La Legge n.219 del 22 dicembre 2017, (pubblicata in Gazzetta Ufficiale a gennaio 2018) sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” è solo un primo passo a favore di quella battaglia iniziata tanti anni fa e che ha visto protagoniste fin troppe persone. «La libertà non consiste tanto nel fare la propria volontà, quanto nel non essere sottomessi a quella altrui», si legge la citazione di Rousseau. Poi, una dissolvenza, i titoli di coda e il the end.

di Francesca Saveria Cimmino

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