Gioco d’azzardo, i numeri di un’industria in ascesa. Torrigiani: «In Italia offerta spasmodica»

NAPOLI- Oltre 19 miliardi di euro. È la cifra che gli italiani, nel 2016, hanno ‘bruciato’ nel gioco d’azzardo. Nello stesso anno il volume d’affari del settore, nella Penisola, ha sfiorato i 96 miliardi di euro, contro gli 88 del 2015 e i 34 del 2006. Numeri che mostrano in maniera efficace la crescita incontenibile del mercato del gioco in Italia. «Tutto è generato dall’offerta spasmodica: basti pensare che nel nostro Paese ogni minuto si vendono 3600 Gratta e Vinci», dice Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e consulente nazionale del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza. Per il CNCA Torrigiani ha curato il dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, presentato a novembre scorso, da cui emerge «come la malavita si insinui all’interno del gioco legale per fare affari attraverso l’imposizione, il riciclaggio, l’usura». Il documento fornisce anche una serie di numeri che danno un’idea precisa delle dimensioni assunte dal fenomeno. L’industria dell’azzardo da noi ‘offre’ 50 tipologie di lotterie istantanee (Gratta e Vinci) e 17 di Gratta e Vinci online, 308230 New Slot (in gergo tecnico Awp) e 51939 Videolottery in esercizio (dati di novembre 2015), 5 tipologie di giochi numerici a totalizzatore – come Superenalotto e Win for Life –, 2 tipologie di Bingo, 4226 manifestazioni scommesse a quota fissa autorizzate e diversi tipi di giochi a base ippica. «Da anni chiedo che ci si possa accostare a qualunque tipologia di gioco mediante l’utilizzo del codice fiscale o della tessera sanitaria, per bloccare innanzitutto l’accesso ai minori e poi per avere la tracciabilità dei flussi finanziari», sottolinea l’esperto. L’azzardo automatico è quello che esercita maggiore attrazione sui giocatori: la spesa in New Slot e Vlt rappresenta, infatti, oltre il 50% della raccolta. Fuori controllo l’evoluzione del gioco online: nel 2015, la spesa netta dei giocatori nei Casinò online autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è stata di 327,5 milioni di euro, con un aumento del 31,2% rispetto ai 249,6 milioni dell’anno precedente. Un successo che si deve, da un lato, al miglioramento delle connessioni internet sia fisse che mobili, dall’altro al maggiore «payout, il ritorno in vincita, che nel gioco d’azzardo online è al 90%, mentre nelle slot al 70%». Ma quanto ci guadagna realmente lo Stato? «Se facessimo un computo tra ciò che rimane, al netto delle vincite e della filiera del gioco, e considerassimo il valore reale del contrasto all’illegalità e della cura della dipendenza, sono convinto che il segno sarebbe negativo». Gli italiani che soffrono di dipendenza da Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) sono compresi tra 300mila e 1 milione e 300mila (fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri), ma la cifra esatta è difficilmente quantificabile. Fino a qualche anno fa la ludopatia nel Paese non era riconosciuta neppure come malattia, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse segnalato già nel 1980 la necessità di inserirla tra i livelli essenziali di assistenza; soltanto nel 2012, con il Decreto Balduzzi, c’è stata l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per contrastarne la diffusione. Riguardo alla regolamentazione, «in Italia non esiste una legge organica in materia di gioco d’azzardo – aggiunge Torrigiani –. L’offerta è regolata, di fatto, dal Codice Civile, Penale, dalle sentenze della Corte Costituzionale, dalle direttive dei Monopoli dal 2003, anno in cui sono diventati autonomi, una vera e propria impresa». Un significativo passo in avanti nella lotta al GAP è stato compiuto a settembre scorso, con l’intesa tra Governo ed Enti locali sul riordino di una parte del settore. Secondo quanto stabilito dall’accordo, nei prossimi tre anni saranno dimezzati gli attuali 98mila punti gioco e le slot saranno ridotte del 35%, passando dalle oltre 400mila ora in esercizio a 265mila. E ancora, i sindaci potranno intervenire sulla regolamentazione degli orari di accensione degli apparecchi e sull’ubicazione dei punti gioco nei territori comunali.

di Paola Ciaramella

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