“Il più grande sogno”, l’opera prima di Michele Vannucci che racconta il riscatto di un carcerato

 

ROMA – Lanciato in anteprima nazionale a Roma lo scorso 24 novembre il film “Il più grande sogno” sarà nelle sale italiane a partire dal prossimo 1 dicembre. Il film, opera prima del giovane regista Michele Vannucci, racconta la storia del 39enne Mirko che, appena scarcerato, torna nella periferia della sua città, Roma, senza saper cosa farne del suo futuro.

Una periferia come tante, quella che viene vissuta e raccontata nel film. L’ambientazione si divide tra Tor Bella Monaca e San Basilio, classiche borgate romane. A differenza di altre narrazioni che provano a ricalcare quei luoghi, l’operazione messa in campo da Vannucci riesce appieno. Il film trasuda dei colori, degli odori, dell’agire di quei luoghi. Un’operazione riuscita anche perché a raccontarla sono spesso persone che l’hanno vissuta e la vivono quotidianamente quella fetta della capitale, con le sue gioie e soprattutto, i suoi dolori. Come lo stesso Mirko, che da lì è stato portato via con l’arresto e da lì è ripartito sette anni dopo.

“È tutto segnato dal destino. Tu puoi crearti un destino diverso, ma il destino che ti tocca ti torna sempre davanti”, dice nel film il protagonista. Ma il destino di Mirko può cambiare, quando viene eletto presidente di quartiere. Una possibilità per cercare di cambiare se stesso e quello che gli gravita attorno grazie all’aiuto del suo amico fidato Boccione. Questo film “è la storia di un sogno fragile e irrazionale, capace di regalare un futuro a chi non credeva di meritarsi neanche un presente”, scrive nelle note di regia Michele Vannucci. Una storia che nasce da un incontro realmente accaduto tra lo stesso regista e il protagonista del film nell’agosto del 2012, grazie ad Alessandro Borghi, che nella pellicola recita il ruolo di Boccione, il miglior amico di Mirko. Un duo indivisibile. Nel bene e nel male i due amici proseguiranno la strada assieme. Una storia di riscatto reale, che, appunto, parte dalla realtà. Anche se non è una biografia, il film ricalca molti aspetti della vita di Mirko Frezza. Di storie di riscatto simili ne esistono tante. Si potrebbero fare vari esempi di ex carcerati che provano a ripulirsi e riscattarsi attraverso il cinema. Un prodotto che spesso può diventare stucchevole per l’artificio col quale viene trattato. Qui non accade ed è proprio quello che fa de “Il più grande sogno” un film da consigliare.

di Ciro Oliviero

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