Disabili e sessualità: burocrazia e arretratezza culturale fermano la legge IL VIDEO

 

disabili_sessoROMA – Da più di un anno è chiuso in un cassetto di una scrivania del Senato il disegno di legge 1442 che mira all’inserimento in Italia della figura dell’assistente sessuale che potrebbe portare giovamento alle persone disabili, non solo sotto l’aspetto fisico, ma anche psicologico. Il testo del disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è stato scritto assieme al “Comitato per l’assistenza sessuale ai disabili” di cui Maximiliano Ulivieri è socio fondatore.

IN ITALIA – «Il problema principale in Italia è la burocrazia, la legge. Nel nostro Paese – racconta Ulivieri – questa figura non è riconosciuta perché viene accostata alla prostituzione, anche se è tutt’altro, che in Italia è illegale». Lo stesso Ulivieri, curatore del progetto LoveGiver (http://www.lovegiver.it/), sarebbe favorevole alla legalizzazione della prostituzione, in modo da permettere di operare nella legalità anche agli assistenti sessuali per disabili. «Sarebbe un primo passo – dichiara Maximiliano Ulivieri –, ma noi ci continueremmo a battere per il riconoscimento specifico di questa figura». Il problema dell’Italia non risiede solo nella sola lenta e macchinosa burocrazia parlamentare ed amministrativa. Il Belpaese, spesso, deve fare i conti anche con una serie di resistenze culturali, probabilmente strettamente connesse alla religione. «In Italia non si parla neanche della sessualità dei normodotati», ragiona Ulivieri.

GLI ALTRI PAESI – A differenza di quanto venga spesso riportato anche nelle pubbliche discussioni gli altri Paesi dove opera l’assistente sessuale per disabili non hanno riconosciuto costituzionalmente la figura, bensì è accomunata alla prostituzione che lì è legale. Esempi sono la Svizzera, la Germania, la Danimarca, la Francia. Proprio oltralpe si sono avuti gli sforzi maggiori da parte delle associazioni per il riconoscimento della figura. La discussione è perfino giunta due volte in Parlamento, dove è stata poi bocciata.

LA SCORCIATOIA – Un modo per avvicinarsi prima ad una risoluzione positiva esiste. Le Regioni potrebbero, infatti, farsi carico di accogliere la sperimentazione della figura dell’assistenza sessuale ai disabili. Un primo approccio in tal senso è anche avvenuto, come racconta lo stesso Maximiliano Ulivieri. «Qualche mese fa il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi mi disse di essere interessato – racconta Ulivieri – a proporre al consiglio di approvare una delibera che sancisse la sperimentazione. Poi ci sono state le elezioni e quindi la discussione è passata in secondo piano. In seguito ci siamo risentito e lui si è mostrato nuovamente favorevole. Spero di incontrarlo a breve ed avere buone notizie». A settembre sarebbero dovuti partire dei corsi di formazione per quanti avevano superato già una ferrea selezione per diventare assistenti sessuali per disabili, ma slitteranno a quando il dibattito politico avrà fatto qualche passo avanti.

IL FILM – La storia di Maxiliano Ulivieri è finita anche sulla pellicola. Il regista colombiano Johan Florez si era avvicinato al tema già quando viveva in Inghilterra. Dopo aver letto della storia di Max lo ha contattato ed è venuto in Italia. Qui ha girato, nei mesi scorsi, un corto, dal titolo “Sotto le coperte”, che esplora l’assistenza sessuale per disabili. “Sotto le coperte” sarebbe dovuto essere un lungometraggio, ma la campagna di crowdfunding non ha fruttato i fondi necessari.

LA TESI – Il tema resta caldo. Tanto da essere oggetto di una tesi di laurea. Qualche settimana fa infatti la studentessa napoletana Mariarca Romano si è laureata con una tesi dal titolo “La sessualità delle persone con disabilità: assistente sessuale o prostituzione?” presso il dipartimento di Sociologia della “Federico II” di Napoli.

 

di Ciro Oliviero  @ciro_oliviero

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