Focus su microcredito e finanza: così si riparte dalle associazioni

DSC_0287NAPOLI – «C’è molta differenza tra il Nord e il Sud dell’Italia. È necessario che le istituzioni facciano la loro parte per risanare questo divario. Il microcredito e la finanza etica possono svolgere un ruolo determinante». A parlare è monsignor Antonio Riboldi, 91enne vescovo emerito di Acerra noto per la sua lotta contro le ingiustizie e contro la criminalità organizzata. È stato lui ad inaugurare la 90esima Giornata del Risparmio che si è svolta il 31 ottobre. Nella Casa dell’Umana Accoglienza di Acerra sono stati chiamati a parlare di finanza al servizio della collettività Giuseppe De Stefano, presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Napoli, Luigi Saccenti, referente per il Sud Italia dei soci di Banca Popolare Etica, don Nicola Lombardi, responsabile del fondo di garanzia della Diocesi di Caserta e Antonio Russo, delle Acli di Napoli. Presenti i rappresentanti di cooperative impegnate nel recupero di beni confiscati.

«E’ una Giornata che ci deve aiutare a riflettere – ha detto De Stefano del Csv – questa iniziativa è nata tanto tempo fa in un periodo brutto per l’Italia. Nel contesto di oggi ci indica che per superare le difficoltà dobbiamo imparare stili di vita nuovi: in Italia negli ultimi decenni abbiamo sperperato e non conservato per le generazioni future. Quello che emerge dal lavoro del Csv sul territorio di Napoli è che l’associazionismo ha una grande voglia di partecipazione e che le possibilità di cambiamento sono tante». Peraltro, la questione era stata già affrontata nel corso di uno dei seminari della Fiera dei Beni Comuni, tenutasi il 19 e 20 settembre a Napoli ed organizzata proprio dal Csv Napoli.

Antonio Russo delle Acli ha posto l’attenzione sulla speculazione finanziaria: «una crisi di “carta” che ha prodotto una crisi di “carne”: l’imbroglio ha prodotto povertà. Questo succede – ha concluso – proprio perché la finanza non è etica». «Nel mondo la finanza è malata – ha dichiarato don Nicola Lombardi – ma ci sono delle risposte come che ci indicano che il cambiamento è possibile, perché hanno il “potere dei segni”, come diceva don Tonino Bello»

«Una delle colpe della finanza – ha spiegato Luigi Saccenti di Banca Etica – è che non è partecipata: i soldi depositati fanno dei giri non sempre chiari e ci sono persone che, con i nostri soldi, decidono per tutti e quasi mai per il bene di tutti. Ma se si vuole cambiare le possibilità ci sono: c’è il cosiddetto “voto con il portafoglio” che esercitiamo ogni volta che andiamo a fare la spesa o, è il caso della banca, quando apriamo un conto corrente. La nostra banca è partecipata ed è trasparente e la finanza è al servizio della collettività. In questo caso il risparmio diventa determinante per la costruzione del bene comune».

di Ciro Biondi 

 

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