La storia di Michela, attivista napoletana contro la pena di morte

DeathPenaltyNAPOLI- Ha conosciuto molti “dead men walking”. È stata nelle carceri del Texas e di altri States. Michela Mancini, napoletana di Fuorigrotta, ha dedicato la sua vita alla lotta contro la pena di morte. Oggi è madre di due bambini e non rinuncia all’impegno. «Nasce tutto per caso – racconta – da ragazzina amavo la lingua l’inglese ed ho iniziato la corrispondenza con un condannato, Paul Rougeau. Ne avevano parlato in un programma Rai. Ci pensai anche perché capii subito la responsabilità del caso. Questa prima amicizia durò appena cinque mesi. Poi Paul fu ucciso. Ebbi modo quindi di conoscere alcuni attivisti e aderii ad Amnesty International».

Ma la necessità di essere ancora più incisivi invogliò Michela e altri amici a fondare nel 1997 la Coalizione Italiana contro la pena di Morte, la Coalit. «Iniziammo con le raccolte di fondi per pagare i test del dna ai condannati – continua Michela nel suo racconto – ogni anno sono stata negli Usa anche tre volte per parlare con i detenuti, i familiari, i familiari delle vittime e con le istituzioni. Siamo stati nelle università per sensibilizzare i giovani. I viaggi sono autofinanziati così come le campagne di sensibilizzazione».

La Coalit aderisce alla World Coalition insieme ad altre associazioni italiane come Sant’Egidio, la sezione di Amnesty che si occupa dell’argomento e diversi comitati. Michela insieme a Giancarlo Liguori decidono di sposarsi nel 1996. Il viaggio di nozze è nel braccio della morte del supercarcere del Texas. «Nel 1998 venni contattata da Enzo Biagi – spiega – eravamo nel pieno della campagna per scongiurare la morte di Joe Cannon, detenuto per omicidio dall’età di 17 anni. Dopo 20 anni era arrivata la condanna. Biagi ci contattò perché voleva conoscere questa persona. Due giorni prima dell’esecuzione lo intervistò. Mi richiamò per ringraziarmi e ci siamo incontrati in più occasioni». Un altro momento toccante fu nel 2000 con un tour in Texas. «Incontrammo il direttore dell’Houston Cronicle – conclude – un giornale a favore della pena di morte. Successivamente cambiò la linea editoriale del giornale. Questa per noi è una grande vittoria». Michela oggi è vicepresidente nazionale della Coalit Onlus. L’associazione promuove la corrispondenza con i detenuti in collaborazione con le associazioni americane. In Italia svolge attività formative sulle tematiche di legalità, diritti umani e cittadinanza attiva, attraverso progetti mirati nelle scuole nelle parrocchie ed in enti pubblici e privati.

di Ciro Biondi

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