Ludopatia, la crociata dei preti anti-slot: «Non chiamatelo più gioco»

phpsnUiawNAPOLI – A 40 anni e con due figli, Maria ha cominciato a prostituirsi nelle toilette delle sale  bingo per pagarsi i debiti di gioco. Fino a quando, una mattina, mentre andava a prendere il più piccolo a scuola, s’è imbattuta in una manifestazione di Giocatori Anonimi: «Quella di Maria è una delle tante storie che abbiamo trattato: quando si è rivolta a noi era sull’orlo del suicidio, da poche settimane sono due anni che non gioca più». A parlare è Ciro, uno degli operatori di Giocatori Anonimi, il gruppo di auto-aiuto che offre supporto a tutti coloro che vogliono uscire dal vortice del gioco d’azzardo.

Ciro è un ex giocatore che, “guarito” dalla ludopatia, ha contribuito a portare a Napoli il gruppo Giocatori Anonimi: «Tutti gli operatori hanno alle proprie spalle un’esperienza da giocatori patologici – ammette il rappresentante dell’organizzazione presente in Campania a Napoli con tre punti d’ascolto, Nola, Portici e Scafati -. Negli Stati Uniti questa realtà è presente dal 1954, in Italia ha preso piede da circa dieci anni e, da quando è cominciato questo periodo di crisi, sono decine i casi che trattiamo ogni settimana». Il primo approccio con Giocatori Anonimi avviene di solito per telefono al numero 338.12.71.215, il contatto che associazioni e parrocchie forniscono a chi chiede aiuto per liberarsi dalla dipendenza del gioco. Con i suoi centri d’ascolto, la Caritas è una delle realtà più vicine a questi fenomeni.

Negli ultimi tempi, però, il gioco d’azzardo si incrocia sempre più spesso con altre piaghe sociali: «Tra ludopatia e usura il collegamento è diretto – dice padre Giorgio Pisano del Centro Antiusura di Portici, accreditato presso  la Federazione Antiracket Italiana -. Buona parte dei casi che trattiamo ha come origine il gioco d’azzardo. I tempi di incubazione della malattia sono lunghi e, purtroppo, quando le famiglie se ne accorgono è già troppo tardi poiché intorno a loro s’è già creata una condizione di solitudine sociale. Su questo disagio, però, in tanti ci marciano: dalle nostri parti sono addirittura spuntate società finanziarie specializzate nei prestiti a chi ha debiti di gioco». Per questo motivo, associazioni e parrocchie si stanno facendo promotrici di strumenti che affrontino il problema all’origine: «A San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco, abbiamo raccolto decine di migliaia di firme per chiedere una nuova legge nazionale che regolamenti sale slot, bingo, scommesse e tutti gli altri giochi d’azzardo», conferma don Marco Ricci, un altro prete di frontiera che da mesi si sta battendo per far entrare il Comune di Ercolano nella rete No Slot.

L’unica altra medicina per guarire dalla malattia del gioco è l’informazione: «Innanzitutto, andrebbe completamente eliminata la dicitura gioco d’azzardo: tentare la fortuna non ha niente di giocoso – confida padre Pisano -. E poi, il vero gioco genera e alimenta rapporti umani, l’azzardo crea solitudine e basta. È questa la prima cosa che andrebbe insegnato a genitori e figli».

di Francesco Catalano

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