«Chiamarlo amore non si può»

FOGGIA – Ventitré racconti per dire «no» alla violenza contro le donne. Ventitré storie per educare soprattutto i più giovani a porre maggiore attenzione verso questo triste fenomeno che, secondo uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità su 81 Paesi, colpisce il 35% delle donne nel mondo: in pratica, una donna su tre è vittima di violenza fisica o sessuale. Per questo, il 25 novembre, in occasione della “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne” sarà presentato “Chiamarlo Amore non si può”, il libro edito dalla casa editrice Mammeonline di Foggia che ha riunito 23 autrici per approfondire questa piaga sociale con la tecnica del racconto. E la prima presentazione del libro si svolgerà contemporaneamente in diverse città italiane: Foggia, Bari, Turi, Palermo, Napoli, Roma, Milano, Padova e Domodossola.
IL LIBRO – “Chiamarlo Amore non si può”, quindi, è un libro che si rivolge in particolare ai ragazzi e alle ragazze che si affacciano ai primi amori, alle prime esperienze, ai primi coinvolgimenti emotivi. «Ma non un libro contro, bensì un libro per – chiarisce Donatella Cainone, responsabile di Mammeonline – . Per le ragazze e i ragazzi pre ed adolescenti che vanno incontro ai primi innamoramenti, ai sentimenti e al rapporto con l’altro sesso». L’intervista, Ferita, Marta libera tutti, Fitta come la nebbia, La ragazzina delle 6.30 sono solo alcuni dei 23 racconti inseriti in questo corale progetto culturale. Storie narrate con gli occhi di ragazzine, di adolescenti, che incontrano o sfuggono alla violenza, che ne percepiscono il dolore, la paura, la morte. Toni lievi, crudi, reali a seconda del racconto donato dall’autrice. «Come possiamo mai sperare che le nostre bambine e le nostre ragazze siano donne determinate nelle relazioni, sicure di sé e delle proprie scelte, capaci di proteggersi da uomini possessivi e violenti, se diamo loro solo un certo tipo di modelli» si chiede Caione, che da anni meditava di dare alle stampe un libro del genere.
Perché uno dei problemi principali quando si parla di violenza fisica, psicologica o sessuale contro le donne è rappresentato dalla mancata prevenzione, elemento che a volte può risultare indispensabile per sfuggire ai propri aggressori o per anticipare derive affettive disturbate, e dal tipo di linguaggio utilizzato in televisione, sui libri, negli ambienti sociali o familiari, che tende ad esaltare il ruolo del maschio a discapito di quello della donna. «In genere, si parla di prevenzione in riferimento a episodi di stalking o quando le donne vivono rapporti a rischio. Per noi – scrivono le 23 autrici – prevenzione significa lavorare sull’educazione, sulla cultura, anche contrastando i modelli femminili forniti dai media, i ruoli stereotipati che i ragazzi e le ragazze vivono in famiglia o nella società e rafforzati, a volte, da libri di testo o albi illustrati per la prima infanzia. Crediamo, dunque, che l’educazione familiare non sia sufficiente e che debbano essere scuola e società a farsi carico della prevenzione della violenza contro le donne». Di qui, la necessità di fermare le storie. Di renderle immortali, affinché da esse i ragazzi e le ragazze possano cogliere consigli utili per evitare di essere vittime o carnefici della violenza.
BENNATO – Da evidenziare, inoltre, che il titolo del libro non è affatto casuale. Perché la frase “Chiamarlo amore non si può” è tratta dalla canzone “La Fata”, di Edoardo Bennato, contenuta nell’album “Burattino senza fili”. Ed il rocker napoletano ha appoggiato il progetto con una dedica sul libro rivolta a tutte le donne in cui ricorda che «le ragazze fanno grandi sogni, forse peccano d’ingenuità, ma l’audacia le riscatta sempre, non le fa crollare mai». Infine, oltre ad affrontare un argomento di attualità e che trova sempre più spazio nelle pagine di cronaca nera, la lettura del volume ha anche una mission solidale: la casa editrice Mammeonline e le autrici, infatti, hanno deciso di devolvere i compensi della vendita del libro all’Associazione italiana donne per lo sviluppo con l’obiettivo di sostenere il progetto Salute e prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Burkina Faso.

di Emiliano Moccia

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