Serena Dandini porta in scena la “spoon river” del femminicidio

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BARI- «L’ignorare il problema da parte degli uomini sfiora la complicità con chi si macchia di delitti o pressioni psicologiche che le donne subiscono». È un frammento dell’intervento, a tratti ironico e provocatorio, ma molto duro, tenuto da Serena Dandini, a Bari per la messa in scena di “Ferite a morte”, progetto teatrale scritto e diretto dalla conduttrice tv in collaborazione con Maura Misiti, ricercatrice del Cnr. «È una “spoon river” del femminicidio, in cui ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale». Lo spettacolo, organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, che si terrà questa sera in un Teatro Petruzzelli sold out, vedrà il ricavato devoluto al fondo regionale in via di istituzione per il sostegno ai centri antiviolenza della Puglia. Dal 2007 l’Istat ha segnalato più di 10 milioni di donne italiane vittime di violenza. Alla domanda su quale possa essere stato lo strappo che dal femminismo ha portato sin qui, Dandini risponde che forse «le femministe ad un certo punto si sono distratte. C’è stato anche un momento in cui sembrava ci si dovesse vergognare ad ammettere di essere delle femministe. C’è, invece, una strada interessante segnata dalle nostre madri, che credo ripercorreranno le nostre figlie ovvero riuscire a portare lo sguardo e l’esperienza femminile sul lavoro, nella vita della politica, ovunque».

IL TOUR- Il dominio maschile è trasversale anche in culture differenti. Per questo i monologhi sono stati tradotti in tutte le lingue. Il recital, prodotto da Mismaonda, partirà, infatti, per un tour internazionale. Il 25 novembre prossimo, giornata dedicata in tutto il mondo al contrasto della violenza sulle donne, lo spettacolo verrà rappresentato a New York nel quartier generale dell’Onu. “Ferite a morte “ sarà anche a Washington, Bruxelles e Londra. «Il lavoro si sviluppa da storie reali, è una strana sinergia di sentimento e ragione – aggiunge. Non c’è né luogo né status, ma sono avvenimenti drammatici che coinvolgono tutti. Purtroppo è l’unica linea democratica che unisce il mondo intero. Per questo è una rivoluzione che possono fare solo uomini e donne insieme. E non si può vedere solo come fatto di cronaca. C’è una cultura forte che va abbattuta. La stessa cultura omofobica fa parte di questo brodo primordiale». La presentazione di “Ferite a morte” è stata anche pretesto per comunicare la nuova campagna di sensibilizzazione firmata dalla Regione Puglia e dal titolo “Troppo amore: sbagliato!” che intende contrastare la violenza di genere in rete con i centri antiviolenza (cav).

I NUMERI- I dati rilevati da 8 cav pugliesi seppur parziali non sono rassicuranti. Secondo un monitoraggio in corso, sono circa 300 le donne che durante lo scorso anno si sono rivolte ai cav per chiedere sostegno. L’88% è di nazionalità italiana e denunciano casi sia di violenza psicologica (30,8%) sia di violenza fisica (28,6%), nella maggior parte dei casi agiti da partner (73,2% tra coniugi, ex, partner, conviventi etc.). Tornando allo spettacolo, dove andrebbero coinvolti più modelli maschili positivi per poter attrarre più persone dal basso e ad ogni età, Dandini precisa che «c’è spazio anche per sorridere. Il testo trae spunto da donne morte che finalmente possono raccontare la loro versione dei fatti da un paradiso inventato».

L’autrice non si ferma e pensa anche ad una fiction tratta dal lavoro drammaturgico. E su questa idea è da tempo che si confronta con il regista Ivan Cotroneo. Non svela altro, ma dice: «Quando terminerà questa tournee, ci metteremo a tavolino per discuterne».

di Mariangela Pollonio

 

 

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