Si risveglia dal coma ascoltando l’inno della squadra del cuore

mario guastafierroSALERNO- «Durante le settimane in cui è stato in coma, mio figlio non è stato particolarmente collaborativo agli stimoli. Lo hanno detto anche i medici. Poi, ha ascoltato alcune voci registrate: quella della cuginetta alla quale è particolarmente legato e subito dopo l’inno del Milan. Sì, devo ammetterlo, dopo che un amico ha messo su nastro l’inno rossonero, Mario si è particolarmente agitato tanto che il personale sanitario ha dovuto sedarlo. Poco dopo si è risvegliato». Una storia a lieto fine quella di Mario Guastafierro, 21enne, calciatore della ‘Episcopio calcio’ di Sarno, nel Salernitano, finito in stato comatoso il 18 maggio scorso in seguito ad una gomitata rimediata in campo, mentre giocava. E attraverso le parole del papà, Antonio, che dopo tre settimane di dolore, sofferenza, preghiera, con un sorriso dice: «Non so cosa lo ha fatto svegliare. Ma è sveglio». Riaprendo gli occhi il 3 giugno scorso. E dopo il breve ricovero a luglio ad Imola presso il Centro Risvegli, Mario è tornato a casa. «Dovevamo lasciare Imola ad agosto invece la reazione è stata sbalorditiva. Ed è già a casa», spiega il padre che ai medici del reparto ospedaliero nocerino di Rianimazione dell’ospedale Umberto I ha voluto scrivere una lunga e toccante lettera. Inviata anche al sindaco,Manlio Torquato. Una missiva spedita ora che il calciatore è tornato a  casa e la situazione è quasi tornata alla normalità. Il percorso riabilitativo prosegue, ovviamente. Sia fisico che cognitivo.

LA LETTERA- “Esiste un’altra Italia”, scrivono i genitori. “Ed esiste anche nell’ospedale di Nocera Inferiore”. L’incipit recita: “Non ci soffermeremo sull’ansia e il terrore che ha investito noi familiari per oltre tre settimane, ma vorremmo qui pubblicamente ringraziare l’intero staff medico. Sono stati un esempio di dedizione, competenza e umanità: ciò che troppo spesso manca nelle strutture pubbliche o di cui troppo spesso siamo abituati o costretti a lamentarci. Con loro, invece, niente di cui lamentarsi e molto da lodare. A tutte le ore del giorno e della notte li abbiamo visti correre ed assistere i tanti pazienti ricoverati, spesso in condizioni criticissime, con professionalità. Sempre con il sorriso si avvicinano al letto egli ammalati e a i familiari, per dare loro informazioni. Ecco, anche se il ricovero di nostro figlio Mario ha rappresentato per noi un momento di vita terribile , dovuta all’apprensione per un futuro incerto , fa piacere saper che esiste un’altra Italia”.

di Rosa Coppola

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