Storia di Anna: da una tragedia familiare all’impegno nel volontariato

Anna Moretto, Aldo Errichiello, Pasquale ZiccardiNAPOLI – E’ piccola di statura, minuta, ma la forza interiore che la sostiene fa di lei una donna forte: Anna Moretto è appassionata volontaria dell’associazione “Amici dei cerebrolesi”. Dell’associazione, che ha la sede operativa presso la Fondazione Maugeri di Telese Terme e diretta da Tullio Furlan, è oggi vice presidente: in termini operativi significa che dedica la propria vita ai cerebrolesi. Fino al 2008 Anna conduce una vita serena: due figlie in gamba, un marito, Nico, splendido jazzista appassionato di latin jazz, virtuoso chitarrista e autore, scrittore appassionato di storia. Le mani di Nico corrono veloci sulla sei corde e il suo talento è apprezzato dalla critica e confermato da tournée in Italia e all’estero. Cura la rassegna Oplonti Jazz ed altri eventi di respiro internazionale. Improvvisamente tutto cambia: nell’ottobre del 2008 Nico viene colpito da un ictus emorragico e subito operato al Loreto Mare. Anna viene in contatto con medici e personale preparato e dotato di grande umanità. Intanto Nico è tenuto per due mesi in rianimazione in attesa che si liberi un posto alla clinica Maugeri. Per due mesi Anna dorme con le figlie sulle sedie nella sala d’attesa un tia dovuta all’eccessiva stanchezza. Preziosi incontri la toccano profondamente. Sono tutti molto sensibili e attenti al rapporto con i degenti, ma la conoscenza che le apre le porte del volontariato-missione è quello con l’infermiere Franco Formato, all’epoca segretario e tesoriere dell’associazione.

L’ASSOCIAZIONE  – «I familiari dei cerebrolesi, come tutti gli ammalati, hanno bisogno di conforto a livello psicologico», afferma Anna. «Certo si incontrano anche difficoltà economiche non trascurabili. Per quattro mesi ho fatto la pendolare tra Telese e Boscotrecase, dove vivo: ciò significa spese di benzina, autostrada, panini…». In seguito Anna riesce, grazie alla Fondazione Maugeri, ad accedere a mensa, ad un costo minimo. Le figlie, all’epoca di ventuno e ventisei anni, devono abbandonare gli studi gli hobby per cercare lavoro e ciò che trovano non corrisponde alle loro professionalità. Anna è costretta a lasciare il lavoro per assistere ventiquattro ore su ventiquattro il marito. «Purtroppo l’assistenza domiciliare non funziona bene – afferma – non do colpe a nessuno visti i gravi problemi di tagli e di riduzione del personale. Per non parlare della famiglia che in questi casi scompare, e per fortuna ti adotta quella degli amici, come è successo a me con la famiglia Mercurio». Assieme a Nico Anna incontra tanti ragazzi che hanno subito traumi riportati in seguito ad incidenti o affetti da patologie gravi dall’infanzia. Sa immedesimarsi nel loro bisogno di essere compresi, sostenuti nei loro diritti, semplicemente coccolati. «Voglio sottolineare il prezioso il lavoro del primario del reparto di Neurologia riabilitativa, Bernardo Lanzillo e della dottoressa Anna Estraneo, Aiuto Coordinatore dell’U.O. di Riabilitazione per Stato Vegetativo protratto, che hanno avuto in cura mio marito. Sono grandi professionisti e soprattutto persone dotate di immensa umanità. L’associazione, di cui sono socia dal 2009 e vice presidente per elezione dal 2011, offre assistenza in vario modo, anche a casa». L’associazione ha stipulato convenzioni con alcuni alberghi di Telese e una convenzione con la Croce Rossa di Benevento per un costo contenuto sui trasferimenti: è molto frequente l’utilizzo dell’ambulanza. Purtroppo spesso Anna, e come lei le altre famiglie, devono ricorrere a vari nosocomi per radiografie. Possono sempre insorgere complicanze; una bronchite può degenerare, come è capitato a Nico che la notte porta il chep-up causa apnea. E’ stato colpito anche dalla polmonite ab ingestis per un reflusso di cibo e gli è stata riposizionata la peg che gli era stata tolta dopo sei mesi dalla tracheotomia. «Ai giovani – spiega Anna – si può dare una speranza di ripresa; meno fortunato è mio marito che è stato colto anche da ischemia. Conosco molto bene le sofferenze di questi ammalati e immagino quanto sia doloroso non avere nessuno che ti accarezzi, che ti conforti. Con le famiglie troviamo la forza di lottare, di confrontarci, di fare star meglio i nostri cari. Nella sfortuna sono stata fortunata perché ho incontrato tante splendide persone».

PROGETTI FUTURI – L’associazione promuove tanti spettacoli e si è avvalsa di validi testimonial, come Francesco Paolantoni, Benedetto Casillo, Antonio Onorato e altri artisti. Con il prossimo spettacolo, a settembre, verranno raccolti fondi per acquistare un’ambulanza. «Chiediamo solo di far condurre ai pazienti una vita dignitosa, niente di più. E per coloro che stanno un pochino meglio che possano tornare alla vita sociale». Purtroppo non sempre sono ascoltati, come dimostra il trattamento socio sanitario riservato alle persone in stato vegetativo e in minima coscienza, mentre occorrerebbe equità nei giudizi e negli interventi verso i malati, tutti i malati, da parte delle istituzioni. Gli ammalati, le loro famiglie hanno sacrosanti diritti: il primo è quello di essere seriamente ascoltati e sostenuti. L’impegno dei volontari andrebbe premiato con il sostegno mirato delle istituzioni e l’attenzione dell’opinione pubblica per sostenere la loro umanità con interventi concreti. Per coloro che sono costretti ogni giorno ad affrontare il dolore, a combattere la malattia con altri ricoveri, altri interventi, la più grande medicina è l’amore.

di Maresa Galli

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