Dalla Toscana al flop di Ravenna: storie di autocostruzione

AutocostruzioneMILANO – Casa, quattro semplici lettere, proprio come le quattro mura che ancora oggi rappresentano un sogno per chi un tetto sulla testa non se lo può permettere. Anche se l’Italia è uno dei paesi in cui la proprietà dell’abitazione è tra le più diffuse, comprare casa è sempre più difficile. Giovani coppie, famiglie monoreddito, lavoratori precari, single, separati, immigrati più o meno regolari a basso reddito, esodati dal lavoro e dalla vita che faticano anche solo ad arrivare alla fine del mese. Le nostre città fanno i conti con una nuova umanità disperata che cerca casa. E il mercato non basta.

I dati Istat sulle compravendite immobiliari nel terzo trimestre del 2012 certificano la crisi del settore: -23,1% rispetto allo stesso periodo del 2011. Per far fronte alle difficoltà di questo periodo, insomma, in tanti vendono ma in pochi comprano: mancano i soldi e accedere a un mutuo è impresa ardua. Di fronte a questa dirompente questione abitativa si sperimentano nuove soluzioni che coinvolgono famiglie e amministrazioni locali. Un processo che aiuta anche l’integrazione sociale. Perché la casa è anche appartenenza a una comunità. L’autocostruzione, così come l’autorecupero, ne sono degli esempi. Non si tratta del resto di un’idea nuova: in passato molti dei nostri nonni si sono costruiti la casa da soli trasformandosi in muratori della domenica. Ma oggi lo si fa con standard lavorativi migliori e con una maggiore organizzazione. L’autocostruzione moderna, infatti, consiste in un gruppo di persone che si riunisce dando disponibilità di tempo per impiegare la propria forza lavoro nella costruzione dell’abitazione in cui andrà a vivere. Il processo è agevolato da alcuni professionisti e tecnici che mettono a disposizione la propria esperienza per supportare gli autocostruttori negli aspetti organizzativi, burocratici e pratici. Dal punto di vista economico si fa ricorso a bandi di amministrazioni pubbliche e a banche sensibili disposte a finanziare l’opera con mutui agevolati che, in genere, si iniziano a pagare a lavori conclusi. I vantaggi? Un abbattimento dei costi anche del 40-50%, e una spinta alla convivenza pacifica tra cittadini anche di diversa provenienza etnica, religiosa e culturale.

IL MUGELLO – In Italia il primo progetto sperimentale di autocostruzione è della fine degli anni 80. A San Piero a Sieve, nel Mugello fiorentino, si realizzano 18 villette a schiera autocostruite all’80% nel tempo record di 18 mesi dalla cooperativa Sperimentale 1. Per riuscirci le famiglie hanno impegnato tutti i momenti liberi, i fine settimana e le ferie. Da 30 anni a questa parte in via Ubaldini si imbandisce una grande tavolata per festeggiare il compleanno delle case. La dimostrazione che l’autocostruzione non è solo lavoro manuale, ma è anche un modo per stringere rapporti duraturi e solidi, proprio come gli edifici che nascono dal duro lavoro di chi li abita.
Vergiate. Si sono conosciuti nel marzo del 1998 a un’assemblea pubblica sull’autocostruzione promossa dal Comune di Vergiate, nel Varesotto, destinata alle giovani coppie che avevano difficoltà a mettere su casa. A giugno dello stesso anno si sono uniti in cooperativa e già a luglio del 1999 hanno messo in piedi il cantiere. A guidare queste 47 persone è stato l’architetto Giuseppe Cusatelli, allora docente al Politecnico di Milano. Il risultato? 24 abitazioni di circa 120 mq su due piani con cantina, patio esterno e garage tirate su in un paio di anni. Il costo finale per appartamento? Circa 75 mila euro.

PADOVA – L’Opera nomadi di Padova onlus si è fatta portavoce delle esigenze dei Sinti veneti dell’ex campo comunale di via Tassinari 32: migliorare le condizioni di vita e uscire dall’emarginazione. Nasce così il progetto di autocostruzione “Villaggio della speranza” realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale tra il 2008 e il 2009. I Sinti hanno partecipato a corsi di formazione professionale per muratori, preso parte alla fase concreta dell’autocostruzione e, assunti da una cooperativa, hanno lasciato mensilmente 1/3 dello stipendio come co-finanziamento all’opera. Oggi l’area e gli alloggi sono di proprietà del Comune e sono stati assegnati in affitto alle famiglie che pagano canoni e bollette.

SENIGALLIA – Più recente l’esperienza della cooperativa “Le mani per vivere insieme” di Senigallia che, grazie a un progetto della provincia di Ancona, del Consorzio Abn network sociale di Perugia e del Consorzio solidarietà, e finanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha permesso la realizzazione di 20 alloggi ecosostenibili: il 50% destinato a cittadini comunitari e il 50% a cittadini extracomunitari. Le chiavi degli appartamenti sono state consegnate a novembre 2012 alle 9 famiglie italiane e alle 11 famiglie di immigrati albanesi, polacchi, ucraini, iraniani, algerini e cinesi di Senigallia che le hanno costruite con le proprie mani.
IL FLOP RAVENNA – Nel 2003 il comune di Ravenna si avvale della Ong Alisei (che opera nel campo in Italia e all’estero) per realizzare 4 progetti: Piangipane, Savarna, Filetto e Sant’Alberto. Il primo termina dopo 6 anni, Savarna dopo 8: non esattamente tempi alla portata di chi, di una casa, ha un bisogno disperato. Il quarto, invece, non è mai stato avviato. Il cantiere di Filetto, cominciato nel dicembre del 2006, nel luglio del 2009 dopo circa 20 mila ore di lavoro da parte dei 14 soci autocostruttori viene abbandonato da Alisei che, nel 2010, dichiara bancarotta. Risultato? Cantiere fermo, 14 famiglie che vedono sfumare il sogno di una casa e una matassa di responsabilità difficile da districare. Un monito a tenere alta la guardia. Perché autocostruire si può, ma vigilare sul rispetto delle regole si deve.

di Gianni Di Lascio

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