Sanatoria immigrati, la denuncia del sindacato: «Procedure lente»

NAPOLI – Undicimila è il numero di autodenunce presentate, nella provincia di Napoli, da parte degli imprenditori per regolarizzare i rapporti di lavoro con gli immigrati irregolari. Si tratta della cosiddetta “sanatoria” nata col decreto legislativo numero 109 del 16 luglio del 2012 in attuazione alla direttiva 2009/52 dell’Unione europea, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il decreto ha stabilito i parametri per poter regolarizzare, in un lasso di tempo definito, gli extracomunitari irregolari presenti sul territorio ed impegnati in lavori a nero.
Le domande di ravvedimento operoso per aver tenuto lavoratori extracomunitari a nero si sono effettuate dal 15 settembre al 15 ottobre 2012, la domanda andava fatta telematicamente e si doveva indicare gli estremi del pagamento di 1000 euro, seguiti dal pagamento dei contributi previdenziali per almeno sei mesi. Poi, lo sportello unico per l’immigrazione di ogni Prefettura avrebbe provveduto a convocare le coppie (imprenditore e lavoratore) per analizzare le domande. Ma nel capoluogo campano la procedura è lentissima: dieci coppie al giorno e quindi, calcolatrice alla mano, almeno 11mila giorni di lavoro. A denunciare la situazione è il sindacato autonomo Sia-Confsal, che ha ottenuto già una risposta dal Ministero dell’Interno. Da Roma, infatti, hanno sollecitato la Prefettura ad accelerare i tempi. Spiega Giovanni Di Pietro, segretario del sindacato: «Questo stato di cose alimenta il mercato del lavoro nero in maniera esponenziale, perché gli extracomunitari per cui è stata richiesta la sanatoria non possono, se non solo dopo la convocazione ed il buon fine della pratica, essere assunti da altro datore di lavoro. Pensate al caso in cui il datore di lavoro nel frattempo è deceduto e/o l’azienda ha chiuso, il lavoratore che fa? ». E il pronunciamento del Ministero riguarda proprio questi ultimi casi: «Sia attivata una procedura preferenziale per gli stranieri che perdono il lavoro per cause di forza maggiore», ha scritto il direttore generale Malandrino.

 di Francesco Gravetti

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