Ammalarsi di sclerosi sistemica, il triste primato della Puglia

sclerosi_sistemicaBARI. La Puglia, assieme a Lombardia, Veneto, Lazio e Sardegna, è la regione d’Italia con la maggiore percentuale di casi di sclerosi sistemica. Si tratta di una malattia autoimmune reumatica, degenerativa e cronica che colpisce soprattutto le donne. E’, in particolare, una malattia del tessuto connettivo causata da un’alterazione del sistema immunitario che colpisce i vasi sanguigni, la pelle e numerosi organi interni. Allacciarsi le scarpe, o prendere in mano una posata o semplicemente abbottonarsi la camicetta – o abbottonarla al proprio bambino – scrivere o banalmente truccarsi e pettinarsi diventano un faticoso e via più insormontabile problema quotidiano a causa dell’ispessimento della cute e delle conseguenti ulcere sulle dita.
LA ONLUS. Complessivamente sul territorio italiano sono stati rilevati oltre 14.500 persone affette di cui la popolazione femminile rappresenta l’89,75% (12.983) contro il 10.25% degli uomini ( 1.483) con un rapporto donna /uomo calcolato su un dato Italia di 8.33 donne malate ogni uomo. Con specifiche riguardanti le fasce d’ età a partire dai 5 anni (nella forma giovanile) agli oltre 75 anni: le percentuali vanno dallo 0,16% per la fascia 5 ai 14 anni, 15,02% dai 15 ai 44, 42,92% dai 45 ai 64 anni, 27,38% dai 65 ai 74 anni ed il rimanente 14,51% per la fascia di età a partire dai 74 anni. A dare l’allarme è la Lega Italiana Sclerosi Sistemica Onlu, costituitasi con lo scopo, tra gli altri, di promuovere campagne informative per dare visibilità a una patologia troppe volte sottovalutata e così da educare e sensibilizzare i familiari, gli amici, i datori di lavoro e persino i medici alla serena gestione della malattia.

IL PRESIDENTE. “La diagnosi precoce – afferma Manuela Aloise, Presidente della Lega Italiana Sclerosi Sistemica Onlus – si dimostra una volta ancora il miglior alleato delle donne perché con l’utilizzo di farmaci specifici e sottoponendosi tempestivamente a trattamenti adeguati abbiamo notato che è possibile rallentare la progressione della malattia prevenendone molte e gravi complicanze”.

di Francesco Gravetti

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