«Fermare i conflitti, educare alla pace»: ecco “Science for peace”

di Gianni Di Lascio

MILANO. Diffondere la cultura della pace. Un messaggio semplice, chiaro e forte per un obiettivo quanto mai ambizioso: contribuire a cambiare il mondo stimolando la coscienza di ogni singolo individuo. Apre i battenti domani, venerdì 16 novembre, la quarta Conferenza mondiale “Science for peace”, il progetto nato nel 2009 per iniziativa della Fondazione Umberto Veronesi, e sostenuto da 21 premi Nobel, che punta a superare le tensioni tra gli Stati educando alla pace attraverso attività di sensibilizzazione e di divulgazione rivolte alla società civile.
Per due giorni (16 e 17 novembre) l’Aula Magna dell’Università Bocconi di Milano ospiterà relatori ed esperti di fama internazionale per discutere di pena di morte ed ergastolo, accesso alle risorse per tutti e coesione sociale. Tra gli ospiti anche Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace nel 2003 e lo scrittore David Grossman, vincitore dell’Art for Peace Award 2012.
Primo tema in agenda, il rapporto tra scienza e diritto, con un occhio di riguardo sul principio dell’ergastolo rispetto a un percorso di rieducazione della persona. Da Milano, infatti, partirà una campagna di sensibilizzazione a favore di una giustizia rieducativa invece che vendicativa, per il miglioramento della situazione delle carceri italiane e per l’abolizione della detenzione a vita.

MANZELLI. «Credo che il ricorso al carcere debba diventare l’extrema ratio a cui ricorrere quando non vi sono altre soluzioni a disposizione dei giudici chiamati a decidere», spiega Gloria Manzelli, direttore del carcere milanese di San Vittore, tra i relatori della prima giornata. «Ma è altrettanto necessario procedere a un’incisiva depenalizzazione dei reati di minore gravità che, non destando pericolosità sociale, possono essere efficacemente sanzionati con strumenti diversi dal carcere, non onerosi per i contribuenti, ma molto utili al contesto sociale e rieducativi per l’autore dei reati: dai lavori socialmente utili fino all’incremento delle sanzioni di natura patrimoniale, convertibili in azioni di rilevanza sociale in caso di inadempienza del condannato».

MARTINELLI. Ma l’unico strumento efficace per una società più sicura è la rimozione della cause dei conflitti. Ecco perché il secondo tema che la Conferenza affronterà è l’accessibilità alle risorse. Per raggiungere la pace, insomma, bisogna innanzitutto garantire un accesso più equo a cibo, acqua e salute. «Si tratta di temi chiave del nostro progetto», spiega Alberto Martinelli, professore emerito di Scienza politica e Sociologia all’Università degli studi di Milano e Vice presidente di “Science for Peace”. «La risoluzione non violenta dei conflitti è una condizione imprescindibile per affrontare con successo le altre grandi questioni globali: la fame, la povertà, le malattie, il degrado ambientale e la crisi economica».

VERONESI. Spazio anche alla pacifica convivenza tra i popoli. La base di partenza? Il fatto che la propensione alla guerra non è certo un destino iscritto nel codice genetico degli esseri umani. E’ possibile dunque, e soprattutto naturale, che popoli con storie e culture diverse convivano in pace. «Ma la pace non è solo assenza di guerra», sottolinea il professor Umberto Veronesi. «E’ un valore da condividere e una convinzione da esprimere in ogni comportamento. Chi si impegna a favore della pace, si impegna alla lotta alla violenza in ogni sua forma». Può, insomma, un gruppo di scienziati e intellettuali contribuire a realizzare il più grande sogno dell’umanità? «Come uomo di scienza ho fiducia nell’uomo», sottolinea ancora Veronesi. «Sono convinto che, unendo gli sforzi individuali, potremo costruire un futuro di pace. La guerra non esiste per volontà degli individui, ma per volontà dei poteri, ideologici o economici. È tempo che la volontà delle persone conti di più, per garantire a tutto il mondo la pace, vero patrimonio dell’umanità».

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