La storia di Samì: nonostante la malattia, finito tra i falsi invalidi

NAPOLI.  Un non vedente che legge il giornale, un paralitico che balla la salsa, guida l’auto o rincorre un pullman: sono solo alcuni dei falsi invalidi finiti di recente sui giornali. Stralci di un mondo di furbetti che fa notizia. Solo in Campania nel 2011, l’Inps ha revocato circa 12mila pensioni di invalidità civile. Peccato solo che nel calderone ci sia finito uno come Samì, i cui occhi sono spenti, da anni. Nell’ottobre 2010 viene convocato dall’inps per una «visita straordinaria di verifica»: la commissione che esamina il suo caso stabilisce che non ha più bisogno di accompagnamento come cieco assoluto. Si grida al miracolo? No, Samì resta solo con il suo buio.

LASCIA LA TUNISIA PER ARRIVARE IN ITALIA – La sua vita «non è mai stata semplice». Ha lasciato la Tunisia che aveva appena compiuto venti anni: «in Italia uno che ha voglia di lavorare lo trova un lavoro». Ha iniziato subito come lavapiatti: permesso di soggiorno, casa, il posto in un importante ristorante di Napoli. Guadagnava bene e riusciva anche a mandare i soldi alla famiglia. Tra i rumori di piatti e bicchieri, Samì ha trascorso venti anni della sua vita, mentre la sua vista lentamente si affievoliva. Quando ha trovato il tempo di andare da un dottore era ormai troppo tardi: «glaucoma bilaterale, con lesione irreversibile dei nervi ottici e perdita totale della vista». Una diagnosi terribile, anche perché «se non puoi lavorare non servi più a niente». Perso il lavoro e la casa, Samì aveva trovato ospitalità, per un paio di mesi, «da un amico filippino», ma poi era finito in strada.

L’AIUTO DEI VOLONTARI – Su una panchina a Pozzuoli, l’hanno trovato i volontari del servizio di pronto intervento sociale per i senza fissa dimora, che l’hanno aiutato con un lungo percorso di «presa in carico»: grazie al quale ha ottenuto l’invalidità civile. A 43 anni è riuscito a ritornare in Tunisia dove ha ritrovato la sua donna, che lo aspettava da quindici anni. Si sono sposati e sono tornati in Italia dove hanno trovato una piccola casa in provincia di Napoli.

FINITO TRA I “FURBETTI”, HA FATTO CAUSA – Sarebbe stata una storia a lieto fine, se un vero invalido come lui non fosse finto tra migliaia di furbetti. Per due anni Samì ha rischiato di ritornare a vivere per strada e questa volta aveva con sé anche la moglie. Si è rivolto di nuovo al centro di coordinamento “Salvatore Buglione”, che l’aveva aiutato quando era un senza fissa dimora. Qui ha trovato l’assistenza legale dello studio Busi. «C’è stata la causa – spiega l’avvocato, Gianluca Guarino – e l’abbiamo vinta». Ora a Samì dovrebbe essere ripristinata l’indennità di accompagnamento e restituiti gli arretrati. Forse finalmente si potrà scrivere: «… e vissero felici e contenti».

di Emiliana Avellino

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