“Avvocato di strada”, in una ricerca la mappa del disagio

BOLOGNA. Non solo homeless. È sempre più complesso e variegato il profilo delle persone che si rivolgono agli sportelli di Avvocato di strada, l’associazione che offre consulenza legale gratuita a senza dimora e vittime di tratta. Lo testimonia una ricerca svolta da Iress (Istituto di ricerca e formazione sulle politiche sociali) sull’attività nell’ultimo triennio in quattro sportelli dell’Emilia- Romagna: Bologna, Reggio Emilia, Modena e Ferrara. Il risultato è uno spaccato delle nuove povertà presenti oggi in Italia. “Chi accede agli sportelli? Senza dimora, ma non solo”, spiega la ricercatrice di Iress Rossella Piccinini. “Ci sono sicuramente le persone che vivono in strada, ma fra gli utenti ci sono anche molti stranieri che hanno problemi con permessi di soggiorno e fogli di via, ci sono cittadini italiani che hanno perso il lavoro, padri separati, famiglie sfrattate o indebitate”.

I DATI. Fra i dati della ricerca spicca quello sui “working poor”, le persone che pur lavorando si trovano in una condizione di povertà: sono il 35,6% di chi si è rivolto ai quattro sportelli emiliano-romagnoli. E il dato raggiunge quasi il 50% se si considera chi è in cerca di un’occupazione da meno di sei mesi. Sono molte anche le persone che hanno una famiglia alle spalle, dalla quale evidentemente non riescono a ricevere aiuto. Il 40% degli utenti è sposato, il 43% ha figli minori, il 19% è separato o divorziato. “Il problema è che molte di queste persone hanno una famiglia però si rifiutano di contattarla, si vergognano”, spiega uno dei volontari intervistati nel corso della ricerca, “ci sono persone che vivono nella stessa città eppure guardano l’ex moglie e le figlie da lontano”. Anche se fra gli utenti prevalgono nettamente gli uomini (75,7%) è da sottolineare la presenza di circa 200 donne (il 25% del totale): sono in gran parte straniere (nel 69% dei casi), occupate (41%) e con figli minori (56%). Il 60% degli utenti, inoltre, è di nazionalità straniera: in particolare a Modena e Reggio Emilia la percentuale arriva all’83%, mentre a Bologna italiani e stranieri si equivalgono.

IL DISAGIO. Il panorama del disagio è così complesso che solo il 40% delle persone che si rivolgono ad Avvocato di strada ha i requisiti per per accedere alla tutela legale dell’associazione. Le pratiche infatti possono essere avviate solo per i senza dimora e le vittime di tratta. “Il 66% di chi si rivolge allo sportello”, prosegue Piccinini, “risulta avere una qualche residenza anagrafica (presso parenti, strutture di accoglienza, amici, associazioni), il che non significa che abbiano una dimora”. A loro l’associazione offre comunque ascolto, informazioni sul gratuito patrocinio, orientamento, accompagnamento ai servizi sociali o al consolato. Le pratiche avviate riguardano il permesso di soggiorno e i decreti di espulsione per i cittadini stranieri, la domanda per ottenere la residenza, “solitamente per persone italiane con problemi psichici o forti disagi personali”, spiega un volontario.  Ma “nel 2010 sono aumentati gli italiani con problemi sia di lavoro che di sfratto”, spiega un volontario modenese, “la richiesta legale può essere un trattamento di fine rapporto non corrisposto o stipendi arretrati di cui fare domanda”. La ricerca, promossa insieme all’associazione Porta aperta di Modena, al Gruppo laico missionario di Reggio Emilia e all’associazione Viale K di Ferrara, è stato realizzato grazie alle risorse  gestite dai Centri servizi per il volontariato della provincia di Bologna e Modena. Lo studio è stato presentato oggi a Bologna nell’ambito del convegno “Povertà e cittadinanza: sulla strada per l’inclusione”.

per saperne di più:
http://www.avvocatodistrada.it

di Mirko Dioneo

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