Connettiti con noi

Volontariato

Scatti “volontari” dall’Afghanistan per costruire il futuro

Pubblicato

il

Ascolta la lettura dell'articolo

afghanistanBELLUNO. In occasione della festa della donna, sarà esposta presso l’Ambasciata italiana a Kabul la mostra fotografica “Afghanistan… per dove… ” della fotografa bellunese Carla Dazzi . La Dazzi – volontaria di “Insieme si può…” – da 13 anni si spende a favore della difesa dei diritti delle donne, ancor’oggi impossibilitate a condurre una vita per davvero libera e nel pieno della loro dignità. Le sue opere fotografiche ripercorrono i numerosi viaggi umanitari dei  volontari di “Insieme si può…” in Afghanistan per seguire direttamente i progetti dell’associazione.«Tante sono le storie viste e sentite durante i miei viaggi. Una voce mi è rimasta nella mente e nel cuore: in un incontro a Farah, il capo villaggio nel congedarci ci ha raccomandato: “parlate, parlate dell’Afghanistan, perché solo così questo paese continuerà a vivere”. La mia mostra vorrebbe rendere omaggio alla parte di società civile afghana che purtroppo non ha voce nel nostro mondo». Nel corso della permanenza in Afghanistan verranno consegnate le capre del progetto “Una capra per le donne afghane” condotto in loco da “Insieme si può…” che consente alle donne costrette in condizioni di profonda miseria, emarginazione e discriminazione, di possedere una capra, affidata loro in termini di microcredito. Una capra può costituire un vero cambiamento di vita: è latte, capretti, sterco da bruciare, sostentamento, sviluppo futuro. Ma anche la restituzione di autostima e dignità personale.

di M.D.

Agenda

Gravetti 4 giorni fa

INSIEME, C’È UNA BELLA DIFFERENZA – CINQUE COMUNI ITALIANI IN PRIMA LINEA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Gravetti 4 giorni fa

Senza Iban non c’è contratto: quando la burocrazia frena l’inclusione

Gravetti 5 giorni fa

Cinque morti in pochi giorni: l’Italia che cade sul lavoro. L’allarme dell’ANMIL

Gravetti 1 settimana fa

Bullismo, molestie, cyberviolenza: i numeri che raccontano una generazione che non si sente al sicuro

Salta al contenuto