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Le mani sul Cristo Velato: alla Cappella Sansevero un percorso tattile per non vedenti e ipovedenti

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Prende forma alla Cappella Sansevero di Napoli il progetto “La meraviglia a portata di mano”, un percorso di visita pensato per persone non vedenti e ipovedenti. L’iniziativa, che nasce dalla collaborazione tra il Museo Cappella Sansevero e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sezione di Napoli, ha l’obiettivo di offrire anche a chi non può affidarsi alla vista la possibilità di entrare in contatto con alcune delle opere più rappresentative custodite nella cappella, dal celebre Cristo Velato ai bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno, attraverso un’esperienza guidata che unisce racconto e percezione tattile.


Il progetto, articolato in due momenti, ha previsto una prima fase di anteprima, svoltasi il 10 marzo, durante la quale sono state illustrate le varie fasi di realizzazione del progetto: dalla progettazione dei contenuti alla fase di valutazione, fino alla formazione delle guide e del personale del museo. Un percorso che ha preceduto l’apertura straordinaria prevista per martedì 17 marzo, quando la visita sarà riservata ai visitatori non vedenti e ipovedenti.
Dietro l’iniziativa c’è un lavoro durato diversi mesi che ha coinvolto specialisti dell’accessibilità, guide turistiche e il personale dei servizi educativi del museo. Un percorso costruito passo dopo passo, come ha spiegato la presidente del Museo Cappella Sansevero, Maria Alessandra Masucci: «Quella di oggi è la tappa finale di un progetto che abbiamo avviato diversi mesi fa. Non è soltanto una giornata di formazione, ma anche un momento di verifica di un modello che abbiamo costruito con grande cura. Insieme alla dottoressa Roberta Meomartini, esperta di percorsi tattili e accessibilità, e al nostro staff educativo abbiamo analizzato le esigenze dei visitatori non vedenti per definire contenuti, metodo e modalità della visita». Per accompagnare l’esperienza sono stati realizzati anche materiali di supporto dedicati. «Abbiamo preparato strumenti pensati appositamente per i visitatori, tra cui una brochure in braille», ha aggiunto Masucci. «Per noi l’accessibilità è un metodo che presuppone una mentalità, un modo di pensare: quello secondo cui gli individui sono tutti diversi e ognuno ha le proprie necessità. Mettiamo quindi a disposizione quelli che possono essere gli strumenti interpretativi adeguati alle esigenze di ciascuno».

Alla base del progetto c’è un metodo di visita preciso, pensato per aiutare i partecipanti a costruire mentalmente l’immagine delle opere. A raccontarlo è Roberta Meomartini, guida turistica esperta in percorsi tattili, che ha collaborato alla progettazione del programma: «La diversità esiste ed è importante partire da questo presupposto: non fingere che siamo tutti uguali. Tutti uguali sono i diritti che abbiamo, e proprio per fare in modo che la godibilità di un tale capolavoro si estendesse in questo caso a persone non vedenti e ipovedenti, abbiamo pensato a questo programma».

«Si parte sempre da un momento di orientamento nello spazio, per capire dove ci si trova e come è collocata l’opera», spiega Meomartini. «Poi si passa all’esplorazione tattile, con una o entrambe le mani. Il racconto della guida diventa fondamentale perché aiuta a costruire nella mente l’immagine di ciò che si sta toccando».

Presente all’incontro anche Giuseppe Ambrosino,  presidente della sezione territoriale di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: «Avere una percezione tridimensionale attraverso il tatto è qualcosa di estremamente importante. Sentiamo sempre parlare del Cristo Velato e poter toccare quest’opera ci rende felici. Spero che iniziative come questa possano essere riproposte sempre più spesso».

Nel corso della giornata di prova alcuni visitatori non vedenti hanno già avuto modo di sperimentare il percorso. Tra loro Cinzia, che ha raccontato l’emozione provata: «È difficile spiegare cosa sento. Può sembrare una frase fatta, ma è davvero qualcosa di speciale. L’atmosfera della cappella è già molto intensa, ma poter toccare una scultura come il Cristo Velato, che tutti vorrebbero sfiorare, anche chi vede, è straordinario». Il contatto con il marmo, racconta, restituisce sensazioni inaspettate. «Anche attraverso i guanti si percepisce il materiale come se fosse vivo. È come se la scultura parlasse. Si riescono a sentire dettagli piccolissimi e si capisce davvero la grandezza dello scultore. Toccare quest’opera fa comprendere il genio che c’è dietro. Anche le guide sono state bravissime: ci hanno accompagnato con naturalezza, quasi condividendo la nostra stessa percezione».

L’appuntamento è quindi per il 17 marzo, quando il percorso sarà aperto ufficialmente ai visitatori non vedenti e ipovedenti con una giornata dedicata. Un passo ulteriore nel percorso di inclusione avviato negli ultimi anni dalla Cappella Sansevero, con l’idea che il patrimonio artistico non sia soltanto qualcosa da guardare, ma un’esperienza che può essere scoperta anche attraverso altri sensi.

 

di Carmela Cassese

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