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RAEE, come smaltirli. Ecco il tesoro nascosto nelle nostre case (che non sappiamo di avere)
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Nelle abitazioni degli italiani si nasconde un piccolo patrimonio dimenticato, fatto di vecchi smartphone, caricabatterie inutilizzati e piccoli elettrodomestici che hanno smesso di funzionare. Secondo le ultime stime, si parla di oltre 200 milioni di apparecchiature elettriche ed elettroniche abbandonate in cassetti o cantine, con una media di circa 9 pezzi per ogni nucleo familiare. Questi oggetti, definiti tecnicamente RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), rappresentano oggi una delle sfide ambientali più urgenti ma anche una straordinaria opportunità per l’economia circolare.
Una risorsa preziosa tra rischi e opportunità
I RAEE non sono comuni rifiuti indifferenziati. La loro natura è duale: da un lato contengono materie prime critiche e materiali riciclabili che possono essere immessi nuovamente nei cicli produttivi ; dall’altro, nascondono sostanze altamente inquinanti che, se disperse, possono causare danni irreversibili alla salute umana e agli ecosistemi.
La normativa “Uno contro Zero”: smaltire senza acquistare
Per contrastare la dispersione di questi rifiuti, la legislazione italiana (D.Lgs. 49/2014) prevede uno strumento fondamentale: il ritiro “Uno contro Zero”. Questa norma consente ai consumatori di consegnare gratuitamente i RAEE di piccolissime dimensioni (lato inferiore a 25 cm) presso i punti vendita di elettronica con superficie superiore a 400 m², senza alcun obbligo di acquisto di un nuovo prodotto. È la soluzione ideale per disfarsi di cavetti, telecomandi, spazzolini elettrici o piccoli utensili da cucina.
Missione RAEE: i risultati del monitoraggio sul campo
Ma quanto è davvero semplice usufruire di questo servizio? L’indagine “Missione RAEE: Zero scuse!”, realizzata dai volontari di Legambiente tra il 1° novembre e l’8 dicembre 2025 , ha testato la reale applicazione della norma attraverso l’invio di “clienti misteriosi” in 141 punti vendita di 14 diverse catene elettroniche.
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Conoscenza del servizio: L’84,4% degli addetti alle vendite ha risposto correttamente alla richiesta di conferimento. Tuttavia, nel 15,6% dei casi i commessi ignoravano questa possibilità , spesso sostenendo erroneamente che il ritiro fosse limitato alle sole lampadine o vincolato all’acquisto di un nuovo prodotto (regola dell’1 contro 1).
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Successo della consegna: Complessivamente, nell’85,8% dei casi il cliente è riuscito a consegnare il proprio rifiuto. Nel 14,2% dei casi, invece, il ritiro è stato negato nonostante l’obbligo di legge.
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Visibilità: Una nota dolente riguarda l’accessibilità dei contenitori; solo nel 59,2% dei casi il rifiuto è stato riposto in cassoni dedicati e ben visibili all’interno del negozio.
Analisi regionale: eccellenze e criticità
Il monitoraggio ha evidenziato forti disparità territoriali. La Lombardia guida la classifica per la preparazione del personale (93,3% di risposte positive) , mentre la Puglia e la Valle d’Aosta hanno registrato il 100% di successi nel conferimento dei rifiuti. Maggiori difficoltà si sono riscontrate in Campania e Sardegna, dove circa un terzo del personale ignorava la normativa e, in Campania, il ritiro è stato negato in quasi il 37% dei casi monitorati






