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Gli indignati francesi adottano il «caffè sospeso»

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PARIGI – Pago due caffè. Uno per me, e l’altro per lo sconosciuto che passerà al bancone del bar e non potrebbe permetterselo. Una forma di generosità elegante, senza vanità per chi la compie e senza obbligo di riconoscenza per chi la riceve, perché è il barista che accetta di fare da tramite. Leggenda vuole che l’usanza sia nata a Napoli circa un secolo fa, anche se negli ultimi decenni è stata tenuta in vita soprattutto dal racconto dei turisti, prima che venisse istituita la «Giornata del caffè sospeso» con il sostegno del sindaco Luigi de Magistris. Ora l’idea sta avendo una nuova fortuna in tutto il mondo: a marzo è giunta la notizia che in Bulgaria circa 150 tra caffè, ristoranti e fast food nella capitale Sofia si sono associati per incitare i clienti a offrire un caffè o un panino (talvolta a prezzo scontato) a un concittadino meno fortunato. I movimento degli Indignati in Francia ha rilanciato la pratica sulla sua pagina Facebook e i primi locali hanno cominciato ad aderire all’iniziativa, piazzando il logo del «café en attente» sulla vetrina. A Brest, Amira Deverchere si è iscritta al sito coffeesha ring.com e nel suo Kerlune Café attacca lo scontrino del caffè già pagato sulla vetrina, «in modo che una persona in difficoltà possa vederlo e quindi entri per chiederlo». Al Tam Tam Cafè di Québec, in Canada, il gestore ha piazzato vicino alla cassa una lavagna con le scritte «caffè», «panino», e aggiunge una croce ogni volta che un cliente ne paga uno «sospeso», per rendere le cose facili. Ogni Paese declina il concetto secondo la propria tradizione culinaria, in Belgio quindi non potevano mancare le patate fritte sospese.

Stefano Montefiori per il Corriere della Sera

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