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GAZA, GLI OSPEDALI NON SONO UN BERSAGLIO: APPELLO PER UN AIUTO URGENTE AL NASSER HOSPITAL

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“Un ospedale non è un bersaglio, ma un luogo di cura” – così Damiano Rizzi, Psicologo clinico e Presidente di Fondazione Soleterre commenta l’attacco al Nasser Medical Complex, l’ospedale pubblico che, con il bombardamento e la parziale distruzione dell’ospedale Al-Shifa, è diventato il principale centro di riferimento per emergenze, feriti di guerra e malati cronici nella parte sud di Gaza.

Fondazione Soleterre lancia una campagna di raccolta fondi, sostenuta tra gli altri da Every Child Is My Child e dalla sua presidente attrice e attivista Anna Foglietta, con l’obiettivo di acquistare farmaci, acqua, carburante e cibo per consentire all’ospedale di portare avanti la propria attività di assistenza e cura. “Bisogna essere forti in questo momento e agire in maniera sistematica. Gli ospedali non devono rimanere senza la possibilità di curare perché i pazienti vengono prima di tutto. E a Gaza i feriti e gli ammalati in ospedale sono bambini, uomini e donne vittime di guerra” – prosegue Rizzi.

Fondazione Soleterre sta siglando accordi con 3 enti attivi a Gaza con l’obiettivo di fornire supporto nella gestione dei pazienti in cura presso l’Ospedale Nasser, supporto psicologico alla popolazione colpita dal confitto e un aiuto concreto nella distribuzione di cibo. “Colpire un ospedale è un crimine di guerra. Il Nasser Hospital di Khan Younis non è un obiettivo militare: è il principale ospedale del sud di Gaza, con oltre 350 posti letto e migliaia di accessi ogni mese. È l’unico presidio rimasto operativo per centinaia di migliaia di civili, in una Striscia dove secondo l’OMS oltre il 70% della popolazione soffre di insicurezza alimentare acuta e più del 60% dei bambini presenta sintomi di trauma psicologico severo. Colpire un ospedale significa fermare la chirurgia d’urgenza per i feriti, bloccare la dialisi per i malati cronici, interrompere le terapie salvavita per i bambini oncologici. Significa lasciare senza cure un territorio dove già oggi il sistema sanitario opera al di sotto del 40% della sua capacità. Si uccidono i giornalisti perché testimoni, si uccidono i medici perché testimoni nelle sale operatorie della totalità dei civili colpiti. Un ospedale è un luogo di cura, non un bersaglio. Fermare chi bombarda un ospedale significa difendere il diritto alla vita, alla salute e alla verità. È difendere la nostra stessa umanità” – conclude Rizzi.

Dopo i bombardamenti al Nasser Hospital di Gaza, mancano medicine, acqua e cibo. Abbiamo bisogno del tuo sostegno. Dona ora: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=7NTVPZHK974RA  

 

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