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Ludoteca cittadina, nuovo affido e scoppia l’amarezza. «Il Comune riveda i criteri di assegnazione»

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«Un’altra batosta per il quartiere, con un altro progetto vinto da chi non è del territorio. Non riesco a capire queste logiche capitalistiche di gestione, che distruggono le relazioni umani tra operatori e utenti». Padre Alex Zanotelli si dice «amareggiato», mentre varca la soglia della ludoteca cittadina ai Miracoli, dove da febbraio i bambini non saranno più seguiti dagli educatori dell’associazione Pegaso, poiché il bando del Comune è stato vinto dalla cooperativa Progetto Uomo, che proviene da un altro quartiere. Ciò che ha spinto gli operatori di Pegaso a manifestare stamattina in maniera pacifica nel giardino dei Miracoli, dove ha sede la struttura. «Sia chiaro, niente polemiche – precisano Ciro Arancini e Daniela Pistis, tra i portavoce – ma forse sarebbe il caso di rivedere i criteri di valutazione di questi bandi delle politiche sociali?».

Per sensibilizzare le istituzioni gli educatori hanno organizzato l’iniziativa “Aspettando la Befana”, che a loro dire è stata una specie di «“saluto” educativo ai nostri bambini, perché quello che a noi peserà di più è che tra un mese non potremo più stare più con loro. Ogni giorno vengono solo di pomeriggio 40 bambini dai 6 ai 14 anni, che arrivano dalla Sanità, ma anche da altre zone perché la ludoteca è aperta a tutta la città di Napoli e provincia». Le attività peraltro non si sono fermate durante la pandemia e sin dal primo lockdown gli educatori hanno lavorato a titolo gratuito. Ma ora quel legame tra loro e i piccoli utenti si spezzerà, dato che subentreranno altri operatori e non del territorio: «verranno meno le relazioni educative e affettive che abbiamo costruito negli anni e quella grande comunità educante di cui fanno parte scuole, associazioni e parrocchie. Ma verrà meno soprattutto l’esperienza ultradecennale, perché un bando pubblico quest’anno non ha tenuto conto di questo aspetto esperienziale. Sono bandi che, a nostro avviso, misurano il nostro lavoro attraverso criteri che sulle politiche sociali si dimostrano evidentemente fallimentari».

di Giuliana Covella

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