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La diplomazia tra “povertà spirituale e materiale”/VIDEO

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SPOLETO – Povertà materiale e povertà spirituale. Con queste parole, il 22 marzo scorso, Papa Francesco accoglieva il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, invitando a costruire ponti tra Paesi a collaborare per la risoluzione dei problemi internazionali. Adesso, quelle stesse parole, diventano leitmotiv dell’azione diplomatica, che si confronta al Festival della Diplomazia di Spoleto.
LE DICHIARAZIONI – “Parlare di povertà durante una manifestazione come questa è importante e necessario – spiega il direttore di Diplomacy, Giorgio Bartolomucci – Dobbiamo superare l’egoismo che alcuni Paesi mostrano nei confronti di altri. E possiamo farlo solo attraverso la collaborazione, attraverso regole condivise e investimenti responsabili che non siano finalizzati solo al profitto ma anche alla crescita dei territori in cui gli investimenti vengono fatti. In questo la diplomazia può fare molto soprattutto nel riconoscimento dell’altro: servono soluzioni condivise”.

E soluzioni condivise servono soprattutto di fronte alla crisi umanitaria che in questi giorni rimbalza sui media internazionali: “Proprio su questo ci sono molte iniziative in corso – ha aggiunto Bartolomucci – soprattutto attività della commissione europea proprio per aiutare i flussi umani che si riverseranno sulle nostre coste a trovare un appiglio sicuro. In questi casi non servono soluzioni fisiche ma dobbiamo creare condizioni politche ed economiche per cui questi flussi vengano regolati nei loro Paesi”.
E sul concetto di povertà soprattutto spirituale è intervenuto anche lo psichiatra e teologo Alessandro Meluzzi: “La povertà riguarda la maggior parte della popolazione mondiale: parlarne significa affrontare i grandi quesiti che sono alla base dell’essere umano: cos’è la vita, quali sono i valori ispiratori, cos’è l’accoglienza. E in questo dobbiamo puntare sui giovani. La nostra civiltà deve creare, aprirsi all’altro: fecondità e generatività sono le parole chiave. Dobbiamo cominciare a vedere le cose con generosità, che è il contrario della povertà”.

di Alice Martinelli 

 

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