Connettiti con noi

Notizie

Rivoluzione pass disabili: ecco che cosa cambierà

Pubblicato

il

Ascolta la lettura dell'articolo

BOLOGNA. Dopo oltre un anno di attesa arriva la rivoluzione dei pass. Uno dei primi obiettivi che si pose la giunta di Virginio Merola non appena si insediò. E oggi, con qualche ritardo, il nuovo modello dei pass è stato presentato a Palazzo d’Accursio. Il modello è il sistema europeo. D’ora in avanti ad ogni contrassegno potranno essere associate, al massimo, due targhe di autoveicoli. Una bella sforbiciata considerato il fatto che fino a questo momento erano collegabili ben dieci targhe.
COSA CAMBIA – In più nel nuovo pass, come da modello comunitario, bisognerà inserire sul retro una foto del titolare. Che dovrà essere presente in macchina. In caso di verifiche, il conducente dovrà dimostrare le ragioni dell’assenza del titolare del pass. Inoltre il Comune punta ad eliminare i permessi per i cittadini non residenti. Che dovranno chiedere un permesso ad hoc al Comune. Infine ad aprile Palazzo d’Accursio completerà la stretta dei pass ad interesse pubblico, per tutte le categorie che erano sfuggite alla riduzione.
LA PROCURA – «Un nuovo modo di approcciare il problema- commenta il procuratore aggiunto Valter Giovannini, titolare dell’inchiesta sui pass che l’anno scorso ha portato alla luce irregolarità, e falle nel sistema dei controlli- che denota sensibilità istituzionale per il grande lavoro svolto dalla Procura e dalla Polizia municipale e accortezza amministrativa per avere preso atto degli innumerevoli e oggettivi abusi commessi in passato nell’utilizzo dei permessi»

di Redazione online (corriere.it)

Agenda

medolla 22 ore fa

La città vista da un’altra prospettiva, i tetti del Duomo di Napoli si aprono alla città

Gravetti 4 giorni fa

Napoli e la sfida di un volontariato strutturato L’INTERVISTA

medolla 6 giorni fa

Bullismo e cyberbullismo: 8 ragazzi su 10 li considerano un problema serio

Gravetti 7 giorni fa

La villa del boss diventa Casa GLO: inclusione, lavoro e agricoltura sociale

Salta al contenuto