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Al Sancarluccio Michele Lettera e il suo processo ai “Pastassini” (con un occhio allo spreco alimentare)
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Se pensate che l’unico crimine commesso a tavola sia dimenticare il sale nell’acqua della pasta, preparatevi a ricredervi. Da venerdì 6 a domenica 8 febbraio, il Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli si trasforma nella scena del crimine più bizzarra e golosa dell’anno con lo spettacolo “Lettera di un pastassino”. Protagonista assoluto è Michele Lettera, volto noto del web e paladino del “buon mangiare”, che porta in scena un format ibrido tra teatro, satira social e riflessione sociologica.
In scena Michele non sarà solo. O meglio, lo sarà fisicamente, ma dovrà fare i conti con il suo alter ego: Robbertino. Occhiali tondi senza lenti, piglio rustico e un accento napoletano che non lascia spazio a interpretazioni, Robbertino rappresenta l’anima verace che reagisce, con ironia tagliente, alle derive gastronomiche moderne. Il filo conduttore? Un tipico ricevimento di nozze del Sud, dove il cibo non è un semplice nutrimento, ma un attore protagonista ingombrante e, talvolta, discutibile.
Il termine “Pastassino” – neologismo coniato per indicare quegli “chef” (o presunti tali) che infangano la cultura culinaria tra paste frullate e abbinamenti horror – dà il nome allo show. Durante la serata, Michele commenterà dal vivo circa 15 video di preparazioni culinarie al limite dell’assurdo.
Non solo risate: lo spreco e la realtà
Nonostante il tono scanzonato, lo spettacolo non rinuncia a graffiare. Lettera sfrutta l’ironia per toccare nervi scoperti della nostra contemporaneità: dallo spreco alimentare ostentato sui social come strumento di seduzione, fino alla difficoltà reale delle famiglie di arrivare a fine mese a causa dell’inflazione. “Lettera di un pastassino” promette di essere un viaggio esilarante tra i 10 comandamenti del cibo e i peccati capitali commessi dietro ai fornelli (e agli smartphone).






