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Cronaca

“BAGNOLI RESPIRA ANCORA VELENO”, LA DENUNCIA DEI COMITATI

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“L’aria di Bagnoli torna a farsi irrespirabile. Mentre il quartiere si trasforma in un grande cantiere a cielo aperto per accogliere le sfide veliche della Coppa America, la qualità dell’aria subisce un brusco tracollo”. A denunciarlo sono i comitati civici del territorio, supportati dai dati tecnici dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), che evidenziano una situazione critica proprio in corrispondenza delle aree di bonifica.

“Secondo le rilevazioni della centralina situata a Città della Scienza- denunciano i comitati lo scorso 2 febbraio si è registrato un picco allarmante. In una giornata caratterizzata da raffiche di vento, il valore del PM10 è schizzato a 112 µg/m³, ben oltre il doppio del limite legale fissato a 50 µg/m³. Anche le particelle più sottili e insidiose, le PM2.5, hanno varcato la soglia di guardia. I primi dati ARPA confermano quello che già temevamo: le polveri sottili dei cantieri sono fuori controllo,” denunciano i rappresentanti dei comitati in una nota durissima. “Per legge si può sforare al massimo 35 volte in un anno, e siamo solo a inizio febbraio. Per le istituzioni significa pagare una multa, per noi respirare altro veleno”.

Il quartiere di Bagnoli-Coroglio non è un’area qualsiasi: è classificato come SIN (Sito di Interesse Nazionale) a causa della massiccia presenza di inquinanti storici nel suolo, eredità dell’ex industria pesante. Proprio per questo, il sollevamento di polveri durante i lavori di movimentazione terra non è solo un problema respiratorio generico, ma un potenziale rischio tossicologico.

I cittadini chiedono trasparenza su cosa stiano effettivamente inalando: “Quella che si accumula sui nostri balconi non è terra qualsiasi. È gravissimo che non ci siano notizie sui controlli chimici relativi a metalli, IPA e amianto. Nessuno ha reso pubblico se li stanno facendo e quali sono i risultati”.

Scontro sui tempi

Sullo sfondo della protesta c’è il cronoprogramma serrato per la Coppa America. I comitati sospettano che la necessità di consegnare le aree in tempo per l’evento internazionale stia portando a una riduzione delle misure di sicurezza (come l’irrorazione costante dei cumuli di terra o l’uso di barriere protettive più efficaci). “Queste sono le ennesime dimostrazioni che quest’opera non è stata fatta per il bene della popolazione,” prosegue la nota. “Anche se ora dovessero correre ai ripari, questi dati restano la prova di una gestione opaca e pericolosa, che è carta conosciuta”.

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