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Caregiver familiari, la riforma Locatelli accende lo scontro. Dure le associazioni
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Doveva essere il coronamento di un’attesa durata decenni, il riconoscimento formale di un esercito silenzioso composto da milioni di italiani che ogni giorno assistono i propri cari non autosufficienti. Invece, il Disegno di Legge sui caregiver familiari, fortemente voluto dalla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro tra istituzioni e società civile.
Se da un lato il Governo celebra l’iniziativa come un “primo passo fondamentale” per dare un volto giuridico a questa figura, dall’altro si leva potente il grido di dolore e rabbia delle associazioni di categoria e dei genitori di persone con disabilità grave e gravissima. La sintesi della protesta è brutale: una legge cornice priva di quadro, una “scatola vuota” che definisce chi è il caregiver ma non gli garantisce come sopravvivere.
Al centro delle contestazioni, sollevate in particolare dal CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità) e da numerosi comitati spontanei come Genitori Tosti e Oltre lo Sguardo, c’è l’assenza di stanziamenti strutturali certi.
La trappola dei 400 euro e il nodo ISEE
A far infuriare le famiglie non è più il vago spettro delle detrazioni fiscali, ma una misura molto specifica contenuta nell’ultima bozza: l’introduzione di un sussidio mensile massimo di 400 euro, vincolato a una soglia ISEE di 15.000 euro.
È questo il punto di rottura definitivo. «Vincolare l’aiuto a un ISEE così basso significa trasformare un diritto lavorativo in assistenza ai poveri», denunciano i portavoce del CFU. La critica è tecnica e sociale insieme: moltissime famiglie con disabili gravi superano quella soglia ISEE pur essendo in difficoltà economica, magari solo perché possiedono la prima casa o piccoli risparmi accantonati per il futuro del figlio (“Dopo di noi”). Il risultato? La stragrande maggioranza di chi ha lasciato il lavoro per assistere un caro h24 resterebbe esclusa dal sussidio, ricevendo in cambio solo un riconoscimento “morale” che non paga le bollette.
Pensioni e contributi: il grande assente
L’altro pilastro della contestazione riguarda il futuro previdenziale. Le associazioni chiedevano il riconoscimento dei contributi figurativi pieni per gli anni dedicati all’assistenza, equiparando il caregiving a un lavoro usurante a tutti gli effetti.
Nel testo attuale, invece, questa garanzia strutturale manca. Si rimanda a strumenti già esistenti o precari (come l’Ape Sociale), senza istituire un automatismo che garantisca la pensione a chi ha rinunciato alla carriera. «Ci chiamano eroi, ma ci condannano a una vecchiaia di povertà», si legge nei comunicati dei collettivi Genitori Tosti. La richiesta è chiara: il tempo di cura deve essere tempo di lavoro riconosciuto dallo Stato ai fini pensionistici, senza se e senza ma.
La replica del Ministero: “Un primo passo”
La Ministra Locatelli difende l’impianto della riforma, sottolineando l’importanza storica di avere finalmente una legge quadro che istituisce un fondo unico e definisce i livelli essenziali. Dal Ministero filtrano rassicurazioni sulla natura “progressiva” della norma: l’obiettivo è iniziare a mettere ordine in un settore frammentato, per poi incrementare le risorse. Una visione che però non convince la piazza. Le associazioni temono che, approvata questa legge “al ribasso”, l’attenzione politica svanisca per altri vent’anni.
Il rischio istituzionalizzazione
Sullo sfondo resta il timore che il mancato sostegno economico alle famiglie (assistenza domiciliare indiretta) finisca per favorire le grandi strutture residenziali. «Con 400 euro al mese o nulla, molte famiglie non reggeranno più e saranno costrette a istituzionalizzare i propri cari», avvertono le associazioni. Una prospettiva che va nella direzione opposta alla vita indipendente sancita dalle convenzioni ONU. La battaglia ora si sposta in Parlamento, dove gli emendamenti potrebbero tentare di alzare la soglia ISEE o le tutele previdenziali. Ma per i caregiver in piazza, il tempo dei compromessi è scaduto.






