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Odio e razzismo sui social network, Kyenge annuncia nuovi strumenti legislativi

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uniti-contro-razzismoROMA- Si torna a parlare di social network, odio e insulti. Già, perché è polemica dopo un tweet del ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, che annuncia: «Stiamo studiando nuovi strumenti legislativi per prevenire e reprimere l’istigazione all’odio razziale anche su internet e i social network».
PAURA E PREGIUDIZI – Il ministro – che nei giorni scorsi è stata bersaglio di insulti razzisti da parte del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli – riprende un discorso lanciato dal presidente della Camera Laura Boldrini che già a suo tempo aveva fatto parecchio discutere. L’idea sarebbe infatti quella di sanzionare e limitare l’uso dei social network per insultare e minacciare (qui, il nostro sondaggio). Kyenge, intervenendo alla presentazione, al Cnel, del rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, ha spiegato «che l’istigazione all’odio sta aumentando soprattutto attraverso Internet e i social network: serve un cambio culturale per sgomberare il campo da paure e pregiudizi».
ANONIMATO IN RETE – Già, peccato che, come era stato fatto notare da più parti a Boldrini, non solo non esistono dati per fare una simile affermazione. Ma l’unico modo per raggiungere questo obiettivo sarebbe abolire l’anonimato in rete, andando così a minare uno dei principi fondamentali della rete. E cioè, la libertà. Come dire che per punire un gruppo di scalmanati si va a colpire la libertà di tutti. E se Boldrini a suo tempo aveva specificato di non aver mai parlato di censura, ora che Kyenge rilancia l’idea, su Twitter in tanti l’attaccano. Da chi le fa notare che gli strumenti per segnalare e bloccare gli utenti che insultano ci sono già, a chi le chiede maggiore chiarezza sugli strumenti legislativi, passando per chi le fa notare come Calderoli non l’abbia insultata su internet ma in pubblico, fino a chi le intima di non dire «sciocchezze». il tono dei cinguettii non è certo clemente. Insomma, se Boldrini aveva posto il problema a proposito degli insulti alle donne e agli attacchi di tipo sessista, anche la proposta di Kyenge – che sembra invece puntare a contenere le offese di tipo razzista – l’idea che lo Stato regolamenti i social network proprio non va giù.

di Marta Serafini (corriere.it)

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