Passione, talento, riscatto sociale: ecco le sarte di Scampia LE FOTO

NAPOLI – I. ha scoperto di avere un vero e proprio talento per il disegno; L., invece, ha capito che ciò che ama fare di più è cucire. Ma non c’è soltanto la sartoria: C., per esempio, è bravissima nelle materie scientifiche, perciò dopo aver preso la qualifica tornerà al liceo dal quale era andata via e poi si iscriverà all’università: il suo sogno è diventare veterinario. “Le sarte di Scampia”: ormai nel quartiere sono conosciute così le giovanissime destinatarie del progetto IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) in “Operatore dell’abbigliamento”, attuato da EIDT Scarl, società che si occupa di consulenza e formazione da oltre vent’anni. A novembre 2016 la Regione Campania ha deciso di investire risorse sul programma nazionale Fixo, cofinanziando percorsi formativi triennali rivolti a giovani in età di obbligo scolastico e a rischio di dispersione, finalizzati al conseguimento di una qualifica professionale. EIDT ha risposto al bando emanato dall’Assessore regionale alla Formazione Chiara Marciani e il suo progetto è stato selezionato tra i 9 in Campania – 100 in Italia – meritevoli di avviare la sperimentazione del Sistema Duale, mutuato dalla cultura tedesca e già diffuso in diversi Paesi del Nord Europa, che alterna apprendimento in aula ed esperienza in azienda. La sfida era quella di costruire un percorso che offrisse una concreta opportunità educativa e di inserimento socio-lavorativo ai destinatari, dando al tempo stesso un contributo positivo all’intera comunità. Il corso è partito in via sperimentale l’8 maggio 2017, con una classe composta da 15 allieve – tutte di età compresa tra 14 e 16 anni – di Scampia, a cui se ne sono aggiunte altre 3 in veste di uditrici. Ragazze dalle storie difficili, che avevano abbandonato i banchi troppo presto o erano spinte semplicemente dal desiderio di frequentare una ‘scuola pratica’, e che qui hanno trovato innanzitutto persone pronte ad accoglierle, accompagnandole in un emozionante lavoro di scoperta di sé e delle proprie capacità.

LA PERSONA AL CENTRO – Il luogo in cui ha preso forma l’IeFP è il Centro Alberto Hurtado di Scampia, sorto in una struttura messa a disposizione dal Comune di Napoli e gestita da padre Fabrizio Valletti, gesuita che opera in questo territorio di frontiera da più di 15 anni. Una scelta non casuale: proprio nel quartiere della periferia nord di Napoli, infatti, qualche anno fa EIDT ha attivato un corso di formazione per sarte da cui è nata la Cooperativa sociale “Giovani di Scampia – La Roccia”, che oggi dà occupazione a 15 donne della zona. La Cooperativa adesso rappresenta una delle imprese madrine del progetto: in particolare, Giovanna Vetrano, una delle sarte, è passata dall’altra parte del banco, come insegnante di cucito. «Tutti i docenti che abbiamo coinvolto nelle attività sono laureati e professionisti di Scampia: ciò ha permesso alle ragazze di confrontarsi con persone provenienti dalla loro stessa realtà e ha facilitato il trasferimento di una serie di competenze non solo di carattere tecnico, ma anche di approccio alla vita – spiega a Comunicare il Sociale l’amministratore di EIDT, Paolo Lanzilli –. Il nostro non è soltanto un intervento per favorire l’istruzione e far conseguire un diploma: al centro c’è il singolo nella sua interezza e complessità». A settembre, per le 16 allieve che stanno continuando il percorso, inizierà l’alternanza scuola-lavoro presso grandi marchi del mondo della sartoria, nazionale ed internazionale, come Kiton Spa di Ciro Paone, Kuvera Spa (nome commerciale Carpisa e Yamamay) e Assia Spose; quattro tra loro saranno impiegate al Teatro San Carlo, per confezionare abiti teatrali, mentre un gruppo, nella Cooperativa “La Roccia”, avrà il compito di realizzare una linea di borse e accessori contro la violenza sulle donne. «Facciamo rete con gli attori del territorio – aggiunge la coordinatrice didattica, Filomena Oricchio – partendo, da un lato, dalle peculiarità delle aziende e dall’altro dalle caratteristiche vincenti delle nostre ragazze».

di Paola Ciaramella

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