Minori a rischio, audizione in Commissione regionale: la cura alla devianza passa per scuola, lavoro e una rete tra le istituzioni

Il caso ha voluto che l’audizione in Consiglio regionale sul tema dei minori a rischio si tenesse proprio qualche giorno fa quando, con un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli, veniva smantellato il clan Sibillo, conosciuto come ‘la paranza dei bambini’. Il sodalizio cui ha dato vita il baby boss Emanuele Sibillo, ragazzo qualunque trasformatosi in capo clan e scomparso prematuramente e violentemente, è il simbolo di una delle peggiori conseguenze della devianza minorile perché di Sibillo, idolatrato con altarini e tatuaggi con la sua sigla ES17, restano impresse le gesta tra gli adolescenti che subiscono la fascinazione della camorra.

Dalla dispersione scolastica, dunque, trainati anche da questi esempi negativi eppure celebrati si può arrivare alla delinquenza, passare per il carcere o peggio. Tappe di vita che solo un lavoro di squadra, si è detto più volte durante l’audizione convocata dalla presidente della VI Commissione Bruna Fiola, possono evitare ai ragazzi più fragili e svantaggiati.

«Quando un minore arriva in una comunità – ha dichiarato Fiola –  oppure nel carcere minorile è troppo tardi e vuol dire che non abbiamo fatto prevenzione. Ed, invece, la prevenzione è fondamentale ed, infatti, come Consiglio regionale, abbiamo approvato all’unanimità un ordine del giorno affinché la Giunta regionale intervenisse in Conferenza Stato-Regioni per incrementare il numero degli assistenti sociali nel nostro territorio e nei prossimi giorni intraprenderemo altre iniziative affinché, anche nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si possano destinare risorse all’infanzia, andando oltre gli interventi-spot e mettendo in campo azioni programmatiche per prevenire il rischio criminalità minorile, contrastare la dispersione scolastica ed aprire un percorso di formazione e di lavoro».

Molti, e ciascuno ‘esperto’ nella sua competenza settoriale del tema, gli intervenuti. Tutti collegati online con l’aula ‘Giancarlo Siani’. Importante il messaggio lanciato dal primo relatore, il Garante per i detenuti Samuele Ciambriello: «La città di Napoli – ha ricordato – ha 178 mila minori a rischio e la nostra città ha cambiato sei assessori alle politiche sociali in pochi anni. Occorre, invece, continuità amministrativa e una forte e costante attenzione per affrontare questa piaga che colpisce la città capoluogo, per prevenire la deriva della criminalità minorile e favorire misure alternative al carcere per favorire l’istruzione e il reinserimento sociale. In particolare, la formazione può essere la leva strategica per impiegare al meglio le risorse per l’inserimento lavorativo dei giovani»

Ciambriello ha indicato poi nella scuola («aperta di pomeriggio») negli oratori, nei Piani territoriali, nello sport le cure adatte a prevenire la devianza e nel ritiro della potestà genitoriale, nell’allontanamento dalle famiglie, nei corsi di formazione al lavoro la ricetta per chi già si è affacciato in tenera età nel mondo della delinquenza. «Il carcere – ha aggiunto – non può mai essere l’unica risposta al problema. Vanno potenziati centri e comunità».

All’audizione hanno partecipato, tra gli altri, i Presidenti dei Tribunali per i Minorenni di Napoli e Salerno Patrizia Esposito e Piero Avallone, il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, Maria de Luzenberger Milnernsheim, il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Luisa Franzese,la Presidente della Fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia, Patrizia Stasi, il Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono-Pausilipon, Rodolfo Conenna, il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Giuseppe Scialla.

Il procuratore de Luzenberger Milnernsheim, in particolare, ha sottolineato la necessità che si faccia  rete per riuscire a sfondare quella zona grigia, data dal contesto culturale e sociale di appartenenza, che risucchia i minori nella criminalità. In questa opera, ha sottolineato, strumento più potente «è la scuola, visto lo sconfortante tasso di dispersione scolastica e persino analfabetismo». Un esempio: nel 2016 le segnalazioni di evasione scolastica sono state appena 76. Con l’incremento dell’attenzione della Procura minorile di Napoli e le sollecitazioni ai dirigenti scolastici sono diventate 800; nel 2020, con la didattica a distanza, sono state ben 1300. Un dato preoccupante, che spalanca le porte alla devianza e contro il quale può combattere, spiega de Luzenberger Milnernsheim, con un «esercito di assistenti sociali».

Nel corso dei diversi interventi è stata ancora sottolineata la necessità di puntare sulla scuola, ma anche sulla formazione professionale (fuori e dentro le mura degli istituti di pena minorili) e sul lavoro per prevenire la devianza minorile e per creare opportunità di crescita. Fondamentale anche una rete sociale  che punti sugli assistenti sociali – figura assente o subalterna ancora in alcuni Comuni campani – e del terzo settore, che fanno da collegamento tra le famiglie e le istituzioni.

di Bianca Bianco