Terzo Settore tagliato fuori dal Decreto Ristori: “Necessario un sostegno concreto e immediato”

Terzo settore di nuovo dimenticato: lo denunciano le organizzazioni, che esprimono preoccupazione per l’esclusione degli enti del terzo settore non commerciali dalle misure del decreto Ristori. Il Forum nazionale Terzo Settore, come raccontato da Redattore Sociale, confida nell’impegno di esponenti del Governo e del Parlamento che hanno assicurato la correzione in fase di conversione del provvedimento: “Prendiamo atto delle rassicurazioni e non dubitiamo che gli impegni verranno mantenuti. – commenta la portavoce Claudia Fiaschi – Il nostro rammarico è che, come accaduto in altre occasioni, ci si sia dimenticati del Terzo settore non commerciale, una vasta platea di associazioni e circoli, tutti non profit, che danno un importante contributo non solo all’economia del Paese ma anche alla sua coesione sociale e che sono stati particolarmente colpiti dall’emergenza della pandemia”.

Nella delicatissima situazione attuale, con le nuove chiusure disposte per fronteggiare la seconda ondata della pandemia Covid-19, il mondo del terzo settore chiede “un sostegno concreto ed immediato – prosegue Fiaschi – per tutti quei soggetti che sono fondamentali per le nostre comunità, perché aiutano chi è in una condizione di fragilità e rafforzano i legami sociali già impoveriti prima della pandemia. Va ricordato che buona parte del terzo settore è proprio impegnato in attività culturali, formative, ricreative, di sport sociale, tutti settori che sono stati fermati nell’emergenza”. “Vanno quindi fatte le necessarie correzioni al decreto e vanno utilizzate, al più presto, le misure già approvate nei precedenti provvedimenti” conclude.

“Il decreto, nonostante l’inserimento dei circoli nell’elenco ristretto delle attività economiche cui è destinato il contributo a fondo perduto ed erogato dall’Agenzia delle Entrate con una procedura semplice e veloce, prevede che tale somma a fondo perduto sia riservata solamente ai circoli possessori di Partita IVA. – precisano Arci e Acli  – Si tratta di una disparità di trattamento ingiustificata che porterà moltissimi circoli, costretti alla chiusura fino al 24 novembre dalle nuove misure anti Covid, a non essere nelle condizioni di riaprire per riprendere le loro attività già fortemente penalizzate dall’emergenza che stiamo affrontando”.

“Siamo consapevoli – dichiarano presidente nazionale Arci, Francesca Chiavacci e il Presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini, in una nota congiunta – delle difficoltà nel parametrare il valore sociale ed economico di queste realtà, ma crediamo anche che bisogna tener conto degli sforzi che tutti i circoli hanno fatto in questi mesi per riaprire nel rispetto delle regole e dei protocolli anti Covid. Non siamo solo luoghi del tempo libero ma svolgiamo un ruolo sociale. Per questo chiediamo con forza a tutti i parlamentari di intervenire nel corso dell’iter di conversione del decreto, per raccogliere le istanze dell’associazionismo sociale”.