di Francesca Damiano
ROMA. Non sono ancora terminate le polemiche sul caso del bambino prelevato con la forza da scuola, in provincia di Padova, per essere consegnato al padre cui il tribunale lo aveva affidato. Le immagini del dramma familiare ha riportato alla ribalta la un fenomeno ricorrente: la potestà genitoriale sui figli minorenni in situazioni di non convivenza dei genitori. Non sempre c’è l’affidamento congiunto: il giudice infatti ha anche facoltà di valutare la possibilità di affidare i figli ad uno solo dei genitori. determinando i tempi e le modalità della loro presenza fissandone misura e modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento. In questo caso, pur rimanendo immutati i doveri verso i figli e la titolarità della potestà genitoriale, il suo esercizio compete soltanto al genitore che ne ottiene l’affidamento. Quando ci sono problematiche e disaccordi, spesso a prevalere non è l’affido congiunto e i figli vengano quasi sempre affidati alla madre. Una realtà molto diffusa in Italia al punto che la Corte Europea, in passato, aveva richiamato le istituzioni italiane per la violazione dei diritti umani perpetrata a danno dei padri separati. La norma dovrebbe condurre ad un concetto moderno di genitorialità che resta disatteso nei casi in cui i padri vengono ridotti al ruolo di semplice fonte economica. L’ultima conferma e denuncia è della Caritas: nei dormitori, così come nelle mense, aumentano gli uomini separati ridotti in povertà. L’emergenza è reale se pensiamo che i dati Istat nel 2008 hanno rilevato 286 separazioni e 179 divorzi ogni 1.000 matrimoni: rispetto al 1995 i divorzi sono cioè praticamente raddoppiati e le separazioni aumentate di una volta e mezza.

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