Agenda Onu 2030, Innovation Village Award premia la sostenibilità INNOVAZIONE SOCIALE

Valorizzare le esperienze di innovazione sostenibile, premiando le giovani realtà – startup, spinoff, gruppi di ricerca – che stanno dando il proprio contributo per realizzare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Questa la missione di Innovation Village Award, premio istituito da Innovation Village – fiera evento prodotta da Knowledge for Business, società napoletana specializzata nella promozione di processi innovativi e di trasferimento tecnologico – e dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con ATIA-ISWA Italia e Inail Campania. Alla prima edizione dell’iniziativa hanno preso parte 119 tra startup, Pmi, spinoff, associazioni e innovatori, provenienti da 13 regioni italiane e dall’estero, che hanno presentato tecnologie, soluzioni e prodotti già sul mercato o comunque testati a livello di prototipo, sviluppati negli ultimi due anni e capaci di apportare benefici dimostrabili in diversi settori, dall’agricoltura alle Smart Technologies, dalla salute all’IT. «Lo sviluppo sostenibile non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia, la società, le istituzioni. I 17 goal dell’Agenda Onu 2030 vedono al punto numero 9 proprio l’innovazione, senza la quale non si riesce a fare quel salto che consente, attraverso la trasformazione tecnologica, di dar da mangiare a tutti sul Pianeta, di fornire energia accessibile, servizi e beni senza distruggere l’ambiente», ha dichiarato Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS, durante la premiazione dei vincitori, che si è tenuta giovedì 4 aprile nella giornata inaugurale di Innovation Village 2019, al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa (Portici).

Un materiale green per catturare il particolato – Tra i 10 finalisti in gara la giuria ha premiato BASALTO (nuovi materiali BAsati Su ALginati per la rimozione del particolaTO aerodisperso) di Elza Bontempi, docente all’Università di Brescia, che ha sviluppato un materiale poroso a basso costo per la riduzione del particolato atmosferico a livello urbano, brevettato dall’Ateneo bresciano. Il progetto, che si è classificato al primo posto, aggiudicandosi un riconoscimento in denaro di 5mila euro, è stato cofinanziato dall’INSTM (Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali) e dalla Regione Lombardia, mentre lo spinoff di Ateneo Smart Solutions si è occupato del trasferimento tecnologico. «Il nostro progetto riguarda le particelle molto fini, che sono particolarmente dannose per la salute umana – spiega Bontempi –. Ci siamo ispirati alla natura: il metodo più efficace e sostenibile per l’abbassamento del particolato atmosferico è rappresentato dalle foglie, che nei loro pori assorbono una grande quantità di particelle inquinanti; vengono inoltre ripulite dalla pioggia, riuscendo così a intrappolare altro particolato». BASALTO si ottiene da scarti industriali ed è caratterizzato da pori a forma di collo di bottiglia, ideali per l’intrappolamento del particolato ultrasottile; applicabile mediante spray o pennello, non solo simula la superficie delle foglie, ma come queste ultime si rigenera attraverso le precipitazioni. «Se con il materiale rivestiamo i tetti e i muri delle case, con le piogge esso viene dilavato e diventa nuovamente disponibile. La nostra soluzione, di cui esiste già il prototipo, ha ricevuto diversi riconoscimenti: il più importante è stato il Premio Marzotto, l’anno scorso, grazie al quale abbiamo avuto l’opportunità di lavorare con Italcementi, che ci sta supportando per portarla sul mercato».

Agricoltura smart – Secondo classificato – con un premio in denaro di 2mila euro –, il progetto Opi della startup napoletana Evja, attiva nella Smart Agricolture. Opi è un sistema di supporto decisionale per le aziende agricole, che consente di prendere la migliore decisione in maniera tempestiva, riducendo i trattamenti chimici e l’utilizzo di risorse irrigue. «Attraverso centraline microclimatiche o climatiche monitoriamo dati come umidità, temperatura, radiazione solare, bagnatura della foglia, che influiscono sulle piante – chiarisce il Ceo e Co-founder di Evja, Davide Parisi –. L’agricoltore controlla il suo campo da remoto, dallo smartphone, e vede cosa sta accadendo a livello climatico, ad esempio se c’è un innalzamento dell’umidità, che provoca malattie. I dati vengono rielaborati da un software di intelligenza artificiale, che suggerisce l’azione da intraprendere, ovvero qual è il momento giusto per concimare, riducendo in tal modo l’effetto dei gas serra, per effettuare un trattamento, permettendo all’agricoltore di ottimizzare i costi, e per irrigare, consentendo un notevole risparmio idrico. Oggi con Opi monitoriamo un territorio di 100 ettari nella Piana del Sele, a Salerno».

di Paola Ciaramella