Minori non accompagnati, l’impegno del centro “Il Ponte”

NAPOLI – «Se don Bosco fosse vivo, questi sarebbero i ragazzi che andrebbe a cercare oggi». Non ha dubbi don Mario Del Piano, direttore del Centro Don Bosco di Napoli, su cosa farebbe oggi il
santo che raccoglieva i giovani in difficoltà per le strade di Torino. Insieme ai suoi confratelli, il sacerdote salesiano ha dato vita al centro di accoglienza “Il Ponte”, destinato ai giovani migranti che
arrivano sulle coste italiane senza essere accompagnati dai genitori, scappati dalle guerre e dalla fame. Il Comune di Napoli ha chiesto aiuto ai preti della struttura per rispondere a quella che è una  emergenza. «Si calcola che ci siano circa 26mila minori migranti non accompagnati dai genitori in Italia, una vera e propria bomba sociale», dice don Mario. Si tratta di una comunità ponte: sedici minori, provenienti dall’Africa e dal Bangladesh, saranno seguiti dagli educatori per un paio di mesi. Il tempo di ricevere la documentazione necessaria ed essere affidati dai giudici a case famiglia. Poi verranno altri ragazzi a prendere il loro posto. Si tratta principalmente di ragazzi la cui età è compresa fra i 15 e i 17 anni. Ma come si svolgerà la loro permanenza al Centro Don Bosco? «La
nostra non vuole essere una semplice accoglienza – dice don Mario – Vogliamo che i ragazzi siano responsabilizzati: faranno il bucato, prepareranno il pranzo la domenica». Altro che gli alberghi di lusso per i migranti. «Ci sarà spazio anche ampio spazio per il gioco, nel solco tracciato da don Bosco», racconta il sacerdote. «I ragazzi impareranno la lingua italiana e verranno iniziati alla cultura del Paese in cui dovranno vivere». Quasi tutti sono passati per l’esperienza del carcere in Libia, la terra da cui sono partiti per l’Italia. Hanno sofferto la fame, vissuto l’esperienza della guerra, sopportato la dura traversata del Mediterraneo in cui tanti loro coetanei hanno perso la vita. «Eppure sui loro volti non c’è alcun segno di depressione – racconta don Mario – Sicuramente portano dentro dei traumi, ma nel loro comportamento si vede solo tanta serenità, vivacità, voglia di vivere. Questo faciliterà il nostro lavoro di supporto psicologico». Dal Centro Don Bosco di Napoli parte la loro nuova vita in Europa. A seguirli, i figli di Don Bosco.

di Antonio Averaimo

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